Prima udienza del processo sull'omicidio Regeni, gli imputati "si sono sottratti volontariamente"

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AGI - "Qui non abbiamo una prova regina, una intercettazione telefonica. Ma ci sono almeno 13 elementi che dal 2016 a oggi, se messi insieme, fanno emergere che gli agenti si sono volontariamente sottratti al processo". Lo ha detto nell'aula bunker di Rebibbia il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco nel corso della prima udienza per l'omicidio di Giulio Regeni, ucciso a Il Cairo, in Egitto, nel 2016.

Gli agenti della National Security, "hanno posto in essere sistematicamente azioni per bloccare le indagini, rallentarle ed evitare che il procedimento italiano andasse avanti", spiega in aula il procuratore aggiunto romano.

Il rappresentante dell'accusa ha sottolineato di aver "fatto quanto umanamente possibile", aggiungendo di essere "convinto che i quattro imputati sappiano perfettamente che oggi qui si sta celebrando un'udienza del processo a loro carico e che si sono consapevolmente sottratti per non andare a processo. Credo che le notifiche siano corrette e che l'Italia abbia fatto di tutto". 

"Noi dopo 5 anni di faticosa battaglia vogliamo un processo regolare. Non a tutti i costi un processo, ma un processo che sia regolare". Ha spiegato l'avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni.

Il legale ha parlato in particolare in riferimento al 'nodo' della assenza dei quattro 007 imputati.

"Siamo qui per proteggere la verita'", afferma la Ballerini. "Abbiamo subito depistaggi continui e che iniziano subito - sottolinea l'avvocato - il corpo di Giulio nudo per far pensare a un delitto di natura sessuale. Il secondo depistaggio è l'incidente stradale. Poi indicare Giulio come sospetto, dire che era una spia. Le sue amicizie, frequentazioni e idee politiche per far ricadere la colpa sulla vittima".

"Ultimo depistaggio è un film andato in onda sui social egiziani di chiara matrice governativa e i genitori di Giulio hanno depositato una querela alla procura di Roma per questo - dice il legale -. Altro depistaggio clamoroso: la falsa testimonianza andata in onda in una trasmissione egiziana. Si è parlato anche del più sanguinario dei depistaggi, quello che ha visto uccidere 5 persone sicuramente innocenti per le torture e la morte di Giulio".

Ballerini ha ricordato che a Giulio furono "fratturati 5 denti e 11 ossa. Incise lettere sul corpo. La madre lo riconoscerà dalla punta del naso". Tutto ciò è avvenuto "in un luogo di tortura della National Security. Giulio muore non per le torture ma per torsione del collo, perché doveva morire". 

Presenti nell'aula bunker di Rebibbia i genitori, Paola e Claudio, e la sorella, Irene.

A processo ci sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest'ultimo i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

Il presidente della Camera, Roberto fico, è stato tra i primi a prendere posizione nella giornata di mercoledì. "Se ci voltiamo indietro negli anni, e pensiamo alla fatica enorme che ci è voluta per arrivare fin qui, per ricostruire una trama nonostante depistaggi e resistenze di ogni tipo da parte dell'Egitto, comprendiamo quanto importante e carica di significato sia la giornata di domani. Voglio inviare un abbraccio a Paola Deffendi e Claudio Regeni, per la loro tenacia e la loro umanità. Restiamo tutti uniti, istituzioni e comunità, per la ricerca di questa verità". 

Le tappe della vicenda

25 GENNAIO 2016 - Viene diffusa la notizia della scomparsa di Giulio Regeni. Gli amici su Twitter lanciano l'hashtag #whereisgiulio. Si scoprirà poi che Giulio è stato prelevato da sconosciuti alla metropolitana della stazione Dokki.

1 FEBBRAIO 2016 - Un corpo con evidenti segni di tortura viene ritrovato sul ciglio di una strada non lontana dal Cairo. Nella stessa giornata arriverà la conferma che si tratti del giovane ricercatore italiano.

4-7 FEBBRAIO 2016 - Sono giorni convulsi in cui vengono fornite diverse ricostruzioni sulla morte di Regeni, dall'incidente stradale alla rapina. Mentre la salma fa ritorno in Italia, Roma apre un'inchiesta inviando una squadra in Egitto per far luce sulla vicenda. 

12 FEBBRAIO 2016 - Si celebrano a Fiumicello, il paese friulano dove era nato, i funerali di Giulio a cui partecipano familiari e amici, molti provenienti dall'Inghilterra. )

24 MARZO 2016 - L'Egitto sostiene di avere ucciso gli assassini di Regeni che sarebbero i membri di una banda criminale, morti in una sparatoria con la polizia. Il ministero dell'Interno egiziano annuncia inoltre che, nell'abitazione della sorella del capobanda, è stata recuperata una borsa con all'interno i documenti di identità del ricercatore italiano.

8 APRILE 2016 - L'Italia, delusa per il primo incontro con le autorità egiziane, ferma la collaborazione con il Paese africano richiamando l'ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari. L'11 maggio verrà sostituito con Giampaolo Cantini che non si insedia subito.

1 NOVEMBRE 2016 - Una delegazione della procura di Roma viene ricevuta al Cairo. Vengono chiesti e ottenuti alcuni oggetti personali di Giulio: passaporto, tesserini universitari e bancomat ritrovati nel mese di marzo.

23 GENNAIO 2017 - Pubblicato da una televisione egiziana un video in cui si vede Giulio Regeni parlare con Mohamed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti egiziani, colui che ha affermato di aver denunciato il ricercatore italiano credendolo una spia.

14 AGOSTO 2017 - L'Egitto invia ai magistrati romani nuovi documenti relativi a un interrogatorio eseguito nei confronti dei poliziotti che si sono occupati del caso Regeni. La procura del Cairo e di Roma, in una nota congiunta, comunicano che si tratta di "un passo avanti nella collaborazione".

1 GENNAIO 2018 - La procura di Roma vorrebbe raccogliere la testimonianza di Maha Abdelrahman, tutor di Giulio Regeni a Cambridge. La polizia, che ne ha perquisito casa e ufficio, fa sapere di aver lavorato in un clima di perfetta collaborazione da parte della docente. Una tesi diversa è invece quella del pm Colaiocco che il 6 febbraio 2020, davanti alla commissione parlamentare, dirà: "Rimane per noi un mistero l'atteggiamento della professoressa che non ha mai collaborato con le indagini e non ha più risposto dopo il primo contatto formale”. 

29 NOVEMBRE 2018 - Il presidente della Camera Roberto Fico dichiara che "la Camera dei deputati sospenderà ogni tipo di relazione diplomatica con il Parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini e un processo che sia risolutivo". Il 3 dicembre viene insediata la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni il cui presidente è Erasmo Palazzotto di Leu.

4 DICEMBRE 2018 - La procura di Roma iscrive cinque persone nel registro degli indagati. Sono ufficiali della National Security egiziana. Nei loro confronti Pignatone e il pm Sergio Colaiocco contestano il reato di concorso in sequestro di persona.

10 DICEMBRE 2020 - I magistrati romani chiudono le indagini nei confronti di quattro 007 egiziani (Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, tutti indagati per sequestro di persona e l'ultimo anche per omicidio). Per un quinto viene chiesta l'archiviazione. 

31 DICEMBRE 2020 - I genitori di Giulio annunciano di voler procedere con un esposto-denuncia contro lo Stato italiano per violazione della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armi "verso Paesi responsabili di violazione dei diritti umani accertati dai competenti organi e il governo egiziano è tra questi".

20 GENNAIO 2021 - I pm firmano la richiesta di rinvio a giudizio.

25 MAGGIO 2021 - Il gup Pierluigi Balestrieri manda a processo i quattro 007 dell'Egitto. Il dibattimento avrà inizio in corte d'assise il prossimo 14 ottobre.

Articolo aggiornato alle ore 14,57

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