Si comincia anche in Italia: ecco i vandali che hanno deturpato la statua di D'Annunzio

·Giornalista, scrittore
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Hp (Photo: Hp)
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Chissà cosa frullava nella testa (vuota) dei piccoli energumeni che nei giorni scorsi hanno deturpato la statua di Gabriele D’Annunzio a Trieste, imbrattandola con vernice gialla.

Quale riflesso pavloviano li abbia indotti ad arruolarsi come soldatini del Regno della Stupidità Universale, quello che fa del vandalismo censorio la sua insegna e la sua ragione d’essere. Si sentivano forse, con il barattolo di vernice in mano e il cervello ignorante imbottito di slogan, epigoni della lotta partigiana contro un celebre scrittore in odore di fascismo? O forse, visto che la scena teppistica si è svolta a Trieste, contestatori tardivi dell’epopea di Fiume? Quel che è certo che i due goliardi ubriachi di ideologismi dozzinali si sono sentiti autorizzati dalla brutta aria che tira, hanno avvertito il clima adatto, l’atmosfera legittimante che oramai alimenta il dilagare di offensive censorie, statue abbattute, opere messe al bando, scrittori da linciare in memoria.

C’è sempre un busto da punire, un libro da cancellare, idee da imbavagliare. D’Annunzio? Chi era D’Annunzio? Boh, ma quella statua è un’offesa, una provocazione, un oltraggio non sappiamo a che cosa, ma che comunque è troppo pericoloso senza la dura reazione dei nuovi vendicatori. E se in Italia sinora lo sport della statua presa a martellate dalla cancel culture ha avuto solo applicazioni sporadiche in confronto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, la gara può partire anche qui. Vorrei indossare la veste del delatore e dire agli energumeni: non accontentatevi di D’Annunzio, anche Pirandello, per dire, era fascista, per non parlare di Marinetti. Non meritano anche loro un piccolo rogo?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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