Si può dormire tenendo attivo un emisfero cerebrale?

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C’è una cosa che accomuna le balene, i delfini e gli uccelli migratori all’uomo: si chiama sonno uniemisferico. Si indica con quel nome la capacità di far riposare solo uno dei due emisferi che compongono il cervello: nell’uomo essa è meno spiccata che negli animali citati, ma c’è.

Lo dicono ricerche recenti, che hanno dimostrato come l’uomo attivi questa capacità in particolari situazioni. Se i cetacei, per esempio, la usano per non essere attaccati, o i volatili per continuare a muoversi in area anche mentre riposano, noi la attiviamo quando ci capita per la prima volta di dormire in un luogo sconosciuto. E’ piuttosto diffusa, infatti, la sensazione di aver dormito non al meglio quando non si è a casa propria: per esempio, in albergo. Al di là della sensazione, chi studia il sonno sa che i dati rilevati in quelle condizioni mostrano anomalie che vengono definite come “effetto prima notte”.

Il sonno uniemisferico determina un'asimmetria tra un emisfero cerebrale e l'altro: per esempio mentre il destro è impegnato in un sonno a onde lente e profondo, il sinistro mostra un sonno più vigile che indica uno stato di allerta. Le differenze emergono soprattutto nella sincronizzazione dell'attività neurale: nel cervello dell’uomo gli stati di sonno e di veglia sono distinguibili dalla diversa attività elettrica cerebrale, che durante il sonno è sincronizzata mentre nel corso della veglia p caotica. Il sonno uniemisferico è caratterizzato dalla loro coesistenza: c’è caos nell'emisfero più vigile, c’è invece sincrono nel dormiente.

Secondo i risultati dello studio, il sonno uniemisferico potrebbe derivare dalle asimmetrie strutturali dei due emisferi, che sono suddivisi in aree di diverse dimensioni e hanno diverse densità neurali.