Si riparla dell'Iri, ecco la sua storia

Ivana Pisciotta

Di fronte a crisi come quelle di Alitalia e dell'ex Ilva potrebbe tornare l'Iri? Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, "se serve sì, in un momento in cui dobbiamo proteggere le nostre imprese e la nostra produzione industriale". Parole che hanno ricevuto il plauso della Cgil. Tra l'altro, non più tardi di un mese fa, il segretario generale Maurizio Landini aveva auspicato l'istituzione di "un'agenzia per lo sviluppo, una sorta di nuova Iri".

Per l'Italia, il suo ritorno rappresenterebbe comunque un vero e proprio cambio di marcia, dopo la stagione delle privatizzazioni degli anni Novanta, tradotto in pratica come un ritorno dello Stato nell'economia. L'Iri è stata protagonista assoluta di un ciclo decisivo negli anni del Dopoguerra, e per oltre 70 anni di storia italiana. Da Finmeccanica, a Fincantieri, a Fintecna, compresa Alitalia, Alfa Romeo e Rai nonché lo stabilimento Italsider di Taranto, difficile trovare un'azienda italiana che non sia cresciuta nel 'ventre' dell'Iri.

La storia

L'Iri venne fondata nel gennaio 1933 da Benito Mussolini: per capire quanto fosse strategica, basta ricordare che tra le prime cose cui pensava il Duce la mattina, mentre si radeva la barba, c'era proprio quella di ricevere Alberto Beneduce (l'allora presidente) a Villa Torlonia.

Finanziata dal Tesoro e dalla Banca d'Italia, l'Iri doveva far fronte alla gravissima crisi bancaria ed industriale dell'economia italiana di quegli anni. Al centro della crisi vi erano le tre maggiori banche: Banca Commerciale Italiana, Banco di Roma, Credito Italiano.

L'Iri doveva appunto riorganizzare le partecipazioni nelle imprese che erano detenute dalle banche. Da questo compito derivava la sua denominazione: Istituto per la Ricostruzione Industriale. L'intricatissimo sistema delle partecipazioni incrociate la portò a possedere azioni di numerosissime aziende dei piu' disparati settori. Diventò così un gigante economico. Alla fine del 1945, controllava 216 società con oltre 135.000 dipendenti.

Negli anni Ottanta, aveva moltiplicato le sue quote raggiungendo un numero di 600.000 dipendenti. Negli anni, l'Iri ha continuato la sua opera nonostante i drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale. Poi dal 1945 fino agli anni '70 diventò strategica nell'impostare e guidare progetti che furono i "vettori" dello sviluppo produttivo e della modernizzazione del Paese, come ad esempio la realizzazione dell'Autostrada del Sole.

Arrivò poi la crisi degli anni Settanta, e l'Iri dovette fare i conti con le difficoltà di ricorso al mercato azionario e obbligazionario, fonti centrali del suo finanziamento e venne comunque chiamata a soccorrere grandi aziende in difficoltà.

Negli anni Ottanta, la stagione delle imprese a controllo pubblico volgeva invece al tramonto e l'Iri venne quindi trasformata da Ente pubblico economico, in s.p.a. l'11 luglio 1992, con la mission di un ampio programma di privatizzazione delle sue aziende (sotto la presidenza di Romano Prodi). Queste operazioni hanno portato ricavi dell'ordine di 110 miliardi di Euro tra il 1993 e il 2003. Nel giugno 2000, entrò nella fase di liquidazione (27 giugno 2000) e cessò definitivamente le sue attività.