Si sta complicando molto la partita sulla scelta del commissario italiano Ue

massimo maugeri
Il voto del Parlamento europeo su Ursula von der Leyen complica la partita italiana sulla scelta del commissario e allarga la crepa tra Lega e M5s. I pentastellati, forti dell'appoggio fornito in aula alla candidata tedesca, si accreditano come forza dialogante e filo-europeista e rimettono in discussione l'accordo politico raggiunto con il Carroccio dopo il voto delle europee e confermato dallo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: il nome italiano che farà parte del team von der Leyen sarà deciso dalla Lega.Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente di primo piano dei Cinque Stelle ribalta il paradigma, accusa l'alleato leghista di avere "sconfessato" il patto tra Conte e i leader Ue votando contro la candidata alla presidenza della Commissione che avrebbe assegnato all'Italia un portafoglio di peso e alla domanda se a questo punto spetterà ancora alla Lega indicare il nome da mandare a Bruxelles chiarisce che "questo era l'accordo politico, ma bocciando von der Leyen la Lega ha compiuto una "azione improvvida"."Avevamo ottenuto un buon accordo che andava difeso, chi non lo ha difeso si deve assumere la responsabilità delle sue scelte", aggiunge. La minaccia, per nulla velata, è che il nome indicato dalla Lega non passerà al vaglio delle commissioni parlamentari che da fine settembre metteranno i commissari sotto esame. Il messaggio è chiaro, il M5s vuole un'ipoteca sul nome indicato dal governo ed è pronto a bocciarlo se non sarà gradito.Lo scontro tra i due partiti della maggioranza, plastico anche nel dibattito del pomeriggio a Strasburgo sulle Ong e i migranti con i 5 stelle che appoggiano apertamente la posizione del ministro degli Esteri, Enzo Moavero, sgradito alla Lega, è senza esclusione di colpi. I leghisti accusano i pentastellati di avere votato come Merkel, Macron e Renzi e di essere diventati "la quinta colonna del sistema di potere della Ue". Il Movimento risponde con un video delle scorse settimane, in cui i leghisti si mostravano molto più propensi a votare per von der Leyen in cambio di un commissario pesante per l'Italia, salvo poi fare marcia indietro rompendo il patto interno e quello europeo.Intanto Tiziana Beghin, capodelegazione M5s in Europa, boccia l'idea che il nome possa essere quello di Giulia Bongiorno, una ipotesi circolata come possibile alternativa a Giancarlo Giorgetti in quota 'rosa' così come richiesto da von der Leyen. L'Italia, tra i pochi governi che non ha ancora annunciato il nome del suo commissario, dovrà farlo entro metà settembre. Da Bruxelles si fa sapere che "il presidente eletto, da questa mattina ha iniziato a lavorare con la sua squadra di transizione per preparare la nuova Commissione".Una volta designati i commissari "dovranno affrontare le audizioni dell'Europarlamento e la Commissione sarà soggetta a un voto di fiducia in ottobre". La messa a punto del team von der Leyen è iniziato, ma la partita sul commissario italiano dipenderà dall'esito del braccio di ferro tutto interno alla maggioranza.

Il voto del Parlamento europeo su Ursula von der Leyen complica la partita italiana sulla scelta del commissario e allarga la crepa tra Lega e M5s. I pentastellati, forti dell'appoggio fornito in aula alla candidata tedesca, si accreditano come forza dialogante e filo-europeista e rimettono in discussione l'accordo politico raggiunto con il Carroccio dopo il voto delle europee e confermato dallo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: il nome italiano che farà parte del team von der Leyen sarà deciso dalla Lega.

Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente di primo piano dei Cinque Stelle ribalta il paradigma, accusa l'alleato leghista di avere "sconfessato" il patto tra Conte e i leader Ue votando contro la candidata alla presidenza della Commissione che avrebbe assegnato all'Italia un portafoglio di peso e alla domanda se a questo punto spetterà ancora alla Lega indicare il nome da mandare a Bruxelles chiarisce che "questo era l'accordo politico, ma bocciando von der Leyen la Lega ha compiuto una "azione improvvida".

"Avevamo ottenuto un buon accordo che andava difeso, chi non lo ha difeso si deve assumere la responsabilità delle sue scelte", aggiunge. La minaccia, per nulla velata, è che il nome indicato dalla Lega non passerà al vaglio delle commissioni parlamentari che da fine settembre metteranno i commissari sotto esame. Il messaggio è chiaro, il M5s vuole un'ipoteca sul nome indicato dal governo ed è pronto a bocciarlo se non sarà gradito.

Lo scontro tra i due partiti della maggioranza, plastico anche nel dibattito del pomeriggio a Strasburgo sulle Ong e i migranti con i 5 stelle che appoggiano apertamente la posizione del ministro degli Esteri, Enzo Moavero, sgradito alla Lega, è senza esclusione di colpi. I leghisti accusano i pentastellati di avere votato come Merkel, Macron e Renzi e di essere diventati "la quinta colonna del sistema di potere della Ue". Il Movimento risponde con un video delle scorse settimane, in cui i leghisti si mostravano molto più propensi a votare per von der Leyen in cambio di un commissario pesante per l'Italia, salvo poi fare marcia indietro rompendo il patto interno e quello europeo.

Intanto Tiziana Beghin, capodelegazione M5s in Europa, boccia l'idea che il nome possa essere quello di Giulia Bongiorno, una ipotesi circolata come possibile alternativa a Giancarlo Giorgetti in quota 'rosa' così come richiesto da von der Leyen. L'Italia, tra i pochi governi che non ha ancora annunciato il nome del suo commissario, dovrà farlo entro metà settembre. Da Bruxelles si fa sapere che "il presidente eletto, da questa mattina ha iniziato a lavorare con la sua squadra di transizione per preparare la nuova Commissione".

Una volta designati i commissari "dovranno affrontare le audizioni dell'Europarlamento e la Commissione sarà soggetta a un voto di fiducia in ottobre". La messa a punto del team von der Leyen è iniziato, ma la partita sul commissario italiano dipenderà dall'esito del braccio di ferro tutto interno alla maggioranza.