Si torna in negozio: a New York lo store di Google

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Dal mondo virtuale a quello fisico, con un passo inverso rispetto alla tendenza degli ultimi anni. Se la maggior parte dei negozi si spostano infatti online, se il software prevale sull’hardware, i big vogliono riallacciare il contatto con le persone. Ora anche Google segue l’esempio della pioniera Apple e di Amazon e apre il suo primo negozio a New York. Lo store verrà inaugurato tra poche settimane nel quartiere di Chelsea a Manhattan, dove il colosso di Mountain View ha già insediato campus e uffici nel celebre palazzo del Chelsea Market. Il campus, attivo dal 2010, ospita circa 11mila dipendenti, e pochi passi più in là, al 111 dell’Ottava Strada, c’è il quartier generale Google a Manhattan.

“Google è presente a New York da vent’anni” ha detto Jason Rosenthal, vicepresidente del settore Direct Channels e Memberships, “e vediamo questo store come una naturale estensione del nostro rapporto di lungo termine con la città”. L’operazione è un unicum: in passato Google aveva aperto dei negozi pop up sia a Chicago che nella stessa Manhattan, legati a eventi particolari o al lancio di nuovi device, ma la location di Chelsea sarà il primo store permanente. Lo scopo, in aperta risposta ai megastore Apple ma due decenni dopo, è quello di fornire vendita e assistenza per i prodotti a marchio Google, gli smartphone Pixel, i portatili Pixelbooks, gli smart bracelet Fitbit e i device di domotica come i termostati Nest. Si potranno anche comprare prodotti hardware, ritirare i propri ordini online, provare i nuovi device, proprio come nei negozi della mela: una formula riproposta da Google anche assieme all'annuncio di workshop dedicati ai clienti, anteprime di prodotto, attività dimostrative e configurazioni personalizzate.

Anche Apple è presente a New York da vent’anni (dal 2002 per l’esattezza) ma con trascorsi molto diversi. Dopo il primo negozio a Soho, ne sono seguiti centinaia in tutto il mondo, flagship essenziali sia per l’immagine sia per la vendita e per l’assistenza relativa a tutti i prodotti della casa di Cupertino. Uno di loro è proprio dall’altro lato della strada, di fronte al neonato Google store. E persino il colosso delle vendite online Amazon ha capitolato di recente, con l’apertura nell’ultimo periodo di supermercati senza cassieri (dove la spesa si fa scansionando i prodotti con lo smartphone) e, nonostante la pandemia, non ha intenzione di rinunciare al progetto. Al contrario, si sta rapidamente allargando anche ad altri settori, come dimostra l’esperimento di Londra. Nell’East End, la creatura di Bezos ha infatti aperto un Amazon Salon, un laboratorio tecnologico a tema beauty. Lì i visitatori, prima di sottoporsi a taglio, colore o trattamenti per i capelli, possono divertirsi con la realtà aumentata e scoprire come staranno con il nuovo look, il tutto prima di mettere mano alle forbici. I prodotti esposti sugli scaffali, poi, avranno un sistema “point and learn” che grazie ai QR code permetterà di accedere a una scheda con informazioni, video, modalità d’uso e opzioni di acquisto per ogni prodotto. Nulla di particolarmente rivoluzionario, ma un chiaro segnale che Amazon ha intenzione di mantenere ben saldi i piedi nel mondo reale. Chi va nella direzione opposta invece è Microsoft, che l’anno scorso ha annunciato di voler abbandonare le attività legate all’economia reale, oltre un decennio dopo l’apertura del suo primo store fisico, motivando il tutto con la decisione dell’azienda di puntare tutto sulle relazioni commerciali esclusivamente online.

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