Siae: calo tra 70% e 90% per spettacoli causa Covid

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Il Covid ha prepotentemente disegnato una crisi profonda per il mondo dello spettacolo e dello sport, falcidiando tutti gli indicatori relativi al numero degli eventi, alle presenze del pubblico, agli incassi al botteghino, come dimostrano i numeri contenuti nel nuovo Annuario Siae per il 2020, redatto in collaborazione con l'università 'Bocconi' di Milano sui dati forniti dall'Osservatorio dello Spettacolo, le cui cifre sono state illustrate dal presidente Giulio Rapetti 'Mogol' e dal direttore generale Gaetano Blandini, alla presenza del ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Nel dettaglio, nello scorso anno emerge una contrazione del 69% nel numero di spettacoli, del 72% degli ingressi, del 77% dei ricavi al botteghino e del 76% della spesa del pubblico. "Diversi sono i fattori che hanno portato a questi risultati", sottolinea la Siae citando "le politiche di chiusura definite dai diversi Dpcm, i numeri ridotti di ingressi dovuti alle misure di distanziamento, il rallentamento delle nuove produzioni in tutte le filiere e naturalmente le reazioni dei singoli, lato domanda e lato offerta".

Disaggregando i dati disponibili per il 2020, emerge che il settore più colpito è stato quello dei concerti, dove si registrano le peggiori performance in termini di ingressi (calati del 83%) e di spesa al botteghino (scesa del 89%), anche per la totale assenza dei grandi concerti live estivi.

Neanche il mondo del cinema è riuscita a contenere le perdite, con gli ingressi ridotti del 71%, le presenze del 82%, la spesa al botteghino del 72% e la spesa del pubblico del 73%.

Compromessa poi la stagione teatrale, con un calo del 65% nel numero degli spettacoli, del 70% degli ingressi, del 78% degli incassi al botteghino e del 76% della spesa del pubblico. Particolarmente colpita la lirica, con un tracollo della spesa al botteghino del 85% e del numero di ingressi del 81%, nonché il balletto, con una perdita del 80% degli ingressi.

Il comparto che ha sofferto relativamente meno degli altri è stato quello delle attrazioni dello spettacolo viaggiante, che ha invece potuto contare sulle parziali riaperture estive, nonostante le proposte siano diminuite 42% e la spesa del pubblico del 64%. Più in generale, la pandemia ha spostato il peso del digitale fino a quota 80% della remunerazione degli artisti.

La crisi provocata dalla pandemia ha travolto anche il mondo dello sport, che a partire dal marzo 2020 ha visto la sospensione di eventi e competizioni di ogni ordine e disciplina e solo successivamente una ripresa graduale delle attività, ma quasi sempre senza la presenza del pubblico. Di conseguenza, gli ingressi si sono ridotti del 77% mentre la spesa al botteghino è diminuita dell’84%.

In negativo anche i dati dell’attività di ballo e intrattenimenti musicali, a causa soprattutto della mancanza quasi totale dell’attività di ballo mentre l’attività degli intrattenimenti musicali nei pubblici esercizi è stata quasi sempre concessa, nel rispetto delle norme sanitarie previste: complessivamente -71% per il numero degli spettacoli, -73% per le presenze e -74% per la spesa del pubblico.

In linea con gli altri comparti è stata la perdita registrata dal settore delle fiere e delle mostre culturali, i cui ingressi sono diminuiti rispettivamente dell’83%, con una perdita di circa 10 milioni di visitatori, e del 72%. Infine, il settore delle attività con pluralità di generi ha registrato una quasi totale scomparsa del numero di spettacoli calati del 88%, delle presenze con un meno 93% e della spesa del pubblico calata del 91%. Tutti numeri, contenuti nell'Annuario Siae, per "un anno da raccontare e da ricordare, per riflettere".

(di Enzo Bonaiuto)