"Siamo già indipendenti", Taiwan sfida Pechino

Eugenio Buzzetti

La presidente di Taiwan, Tsai ing-wen, chiede a Pechino di "affrontare la realtà" dell'indipendenza di Taiwan, e avverte che un'invasione dell'isola da parte dei soldati cinesi "costerebbe molto caro" alla Cina. "Non abbiamo bisogno di dichiararci Stato sovrano. Siamo già un Paese indipendente e ci chiamiamo Repubblica di Cina Taiwan, e abbiamo un governo, un esercito e le elezioni", ha dichiarato la presidente rieletta sabato scorso al vertice dell'isola, nel corso di un'intervista alla Bbc.

Dagli elettori, che hanno votato in massa per lei, è arrivato "un forte messaggio", ha proseguito la 63enne esponente del Partito democratico progressista (Dpp), e "chiediamo rispetto alla Cina". La possibilità di una guerra "in qualsiasi momento", ha ammesso, non è da escludere, e per questa eventualità ha auspicato il sostegno internazionale alla causa dell'isola, oggi riconosciuta diplomaticamente solo da 15 Paesi al mondo, in gran parte Stati insulari dell'Oceano Pacifico e dei Caraibi. "Invadere Taiwan", ha pero avvertito, "è qualcosa che costerebbe molto caro alla Cina".

Tsai ha chiesto anche alla Cina una revisione delle politiche nei confronti dell'isola, ribadendo che Taiwan è una democrazia, ma da Pechino, il portavoce dell'Ufficio per le Relazioni con Taiwan del Consiglio di Stato, il governo cinese, Ma Xiaogang, ha ribattuto con toni drastici: il riconoscimento del principio dell'unica Cina - ovvero che i due lati dello Stretto fanno parte di una "unica Cina", definizione su cui Taipei e Pechino hanno interpretazioni diverse - è il "fondamento indistruttibile" per le relazioni nello Stretto e il futuro di Taiwan "sarà determinato da tutti i cinesi".

Il rifiuto di Tsai di riconoscere questo principio (insistendo, invece, sul mantenimento dello status quo nelle relazioni) "e' alla base del deterioramento delle relazioni nello Stretto", ha detto il portavoce, e "dobbiamo fermare" i tentativi di indipendenza di Taiwan. Dopo la vittoria record alle elezioni presidenziali di sabato scorso, quando ha raccolto 8,1 milioni di voti, Tsai ha incassato anche le congratulazioni del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che in una nota, ne ha elogiato la partnership con gli Usa e il ruolo di stabilizzazione nello Stretto di Taiwan.

Le parole del capo della diplomazia Usa hanno attirato la "forte insoddisfazione" e la "risoluta opposizione" di Pechino, per cui la linea sull'isola non cambia: Taiwan è destinata alla riunificazione pacifica con la Repubblica Popolare Cinese tramite il modello "un Paese, due sistemi", che la Cina applica alle ex colonie di Hong Kong e Macao, e contro il quale Tsai si è più volte schierata.