"Siamo partiti barattando un sasso. Obiettivo: avere una casa senza usare soldi"

·5 minuto per la lettura
(Photo: Habere)
(Photo: Habere)

Riuscireste ad immaginare di partire da un sasso e di ottenere una casa, senza spendere soldi ma solo attraverso una serie di semplici baratti? È questo l’ambizioso progetto di due ragazzi italiani, Marco Amorosi e Raniero Bergamaschi, neolaureati in Comunicazione per l’Impresa in Università Cattolica. “Volevamo vedere dove saremmo arrivati partendo dallo scambio di un oggetto senza valore”, spiegano. L’idea è ispirata a quella del canadese Kyle MacDonald, che nel 2005, riuscì ad ottenere la proprietà di una casa attraverso una catena di scambi partendo da una banale graffetta rossa.

Ad oggi (ottobre 2021), Marco e Raniero, sono arrivati al settimo scambio, grazie al quale hanno ottenuto una moto, una Suzuki Katana del 1983, del valore di circa 4500 euro. Il progetto, declinato su Instagram, Facebook e Youtube, si chiama, non a caso, “Habere non Haberi”, “Possedere e non essere posseduti” perché lo scopo - spiega Marco ad HuffPost - è proprio quello di ”creare una storia incredibile, a prescindere da ciò che si ottiene”.

Ma come avvengono, nel dettaglio, i baratti? Fino ad oggi, tutti gli scambi sono stati conclusi di volta in volta con persone diverse, conosciute su Internet grazie agli annunci su Marketplace di Facebook e Subito.it, in diverse parti dell’Italia. Il primo, avvenuto il 31 ottobre 2020, è stato fortunatissimo: qualcuno si è mostrato subito interessato a comprare il sasso raccolto nel giardino di casa da Marco, con scritto il nome del progetto e “autografato” dallo stesso Marco. Andrea, costruttore edile, conoscitore e fan della vicenda di Kyle MacDonald, ha voluto scambiare con il sasso una mountain bike nuova di zecca che aveva ricevuto in regalo da un suo fornitore, stupendo Marco e dando il via a tutto. Poi è stata la volta di Sergio, interessato ad una bici più robusta della sua Bianchi per affrontare un lungo viaggio su due ruote dalla Lombardia alla Puglia, quindi ha deciso di scambiarla con la mountain bike. Caso ha voluto che Carlo, liutaio napoletano operante a Modena, cercasse proprio una bici da corsa della sua misura. Così ha accettato di buon grado di scambiare due strumenti di liuteria della sua ampia collezione. Basso e mandolino sono stati poi barattati con un Macbook Pro, grazie a Simona e Nicola, giovane coppia con 5 figli, grandi sostenitori di progetti e iniziative portate avanti da giovani, che hanno creduto fermamente in “Habere non haberi”.

(Photo: Habere)
(Photo: Habere)

Il Macbook è stato poi scambiato a Crema con degli orecchini in oro bianco e diamanti e, a loro volta, gli orecchini sono stati scambiati con un orologio Eberhard degli anni ’50. Ancora una volta la fortuna ha giocato la sua parte: a fine gennaio, un utente pubblica su Marketplace l’annuncio di un orologio
Eberhard degli anni ’50 appartenuto a suo padre, al fine di fare un regalo alla
moglie con i soldi ricavati dalla vendita. Dopo aver notato l’annuncio, si sono fatti avanti Raniero e Marco con gli orecchini: mai regalo fu più azzeccato. Il settimo e ultimo scambio (per il momento) è quello che ha coinvolto Pietro, commerciante e titolare del negozio di antiquariato e modernariato Antica
Fabbrica di Divani, che aveva messo gli occhi sull’Eberhard proponendo ai due giovani in cambio diversi oggetti della sua collezione. Tra le sue proposte di scambio, c’era anche la sua moto, una Suzuki Katana GS 1100 del 1983.

La morale della storia è che si parte sempre dalle piccole cose per raggiungere quelle grandi, impossibili anche solo da immaginare. E che nel viaggio non si è soli, anzi: si possono intrecciare amicizie, scoprire che il mondo è intimamente connesso, che una persona che si trova a km di distanza può possedere proprio quell’oggetto capace di farci felici e di alleggerire le nostre giornate. D’altronde è così che è nata la moda del baratto: un “collega” americano di Marco da un fermaglio per capelli è arrivato a una Mustang da 30 mila euro. Un altro è partito da un paio di cuffiette e si è guadagnato un aeroplano. Marco è partito - volutamente - da un sasso, un qualcosa che non appartiene a nessuno: “Simbolicamente - ci racconta - rappresenta il fatto che tutti possiamo iniziare questo progetto, tutti abbiamo i mezzi per farcela. Se Kyle la graffetta l’ha comprata, il sasso no, possiamo procurarcelo tutti. Era un modo per enfatizzare questo punto di partenza”.

(Photo: Habere)
(Photo: Habere)

Da studente di marketing e comunicazione, Marco sta imparando che l’arte di saper vendere si nutre di storie e di racconti e che la gente “non compra quello che fai, ma perché lo fai”. Per questo è interessato a raccontare il dietro le quinte e insieme all’amico Raniero, specializzato nelle riprese e nel montaggio video, che ha “arruolato” appositamente, gira filmati, fa interviste e va a fondo. Non si limita a scambiare l’oggetto, ma vuole far conoscere a tutti ciò che quell’oggetto racchiude, chi c’è dietro. Un passo, questo, che non era stato tentato da Kyle e che, invece, Marco vuole provare a fare proprio per rendere l’impresa ancora più folle e completa.

Quando avrà termine il progetto? Si continuerà a barattare all’infinito? Marco ci spiega che la fine è una casa. “Vorrei capire se anche in Italia possa essere replicabile l’esperienza di MacDonald, che appunto era arrivato a barattare ciò che aveva per un’abitazione. Però vorrei cambiarne il finale”, ci spiega. Se Kyle, dopo aver ottenuto la casa, non ha fatto altro che andarci a vivere con la sua fidanzata, Marco vorrebbe creare, insieme a Raniero, un progetto nel progetto, far sì che quel punto di arrivo sia in realtà un punto di partenza. Il sogno, insomma, è quello di creare una casa di produzione, una realtà che sia in grado di raccontare, seguire e documentare altre storie incredibili in giro per l’Italia e per il mondo. Allo stesso tempo, i due giovani prendono in considerazione anche l’idea di dare tutto in beneficienza o di dividere i guadagni in parti uguali facendo un regalo alle persone che nel tempo hanno conosciuto e hanno partecipato ai baratti. “I soldi non mi interessano, non faccio tutto questo per arrivare a guadagnarmi una casa. Ci vuole impegno per seguire il progetto così come sono necessari i mezzi giusti per raccontare l’iniziativa al pubblico, per sponsorizzarla sui social. Non sto cercando una fonte di guadagno facile - conclude Marco - e c’è anche l’ipotesi che questo esperimento fallisca, ne sono consapevole. Ma io in questa impresa ‘impossibile’ ci credo e credo che sia fantastico vederla crescere, documentarla nel tempo, vedere dove ci porta”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli