La protesta rumena che va avanti da più di 500 giorni

Una piazza di Sibiu (AP Photo/Vadim Ghirda)

In una cittadina della Transilvania, a circa 270 chilometri da Bucarest, è in corso una protesta che dura da oltre 500 giorni consecutivi. La cittadina è Sibiu, 150mila abitanti, capitale europea della cultura nel 2007. La protesta ha anche un nome: Vӑ Vedem din Sibiu, che in italiano suona “Da Sibiu ti stiamo guardando”. L’oggetto degli sguardi è il PSD, cioè il Partito socialdemocratico rumeno, e il simbolo della protesta sono le caratteristiche finestre della cittadina, che appaiono sui tetti della città come una specie di occhio socchiuso. Le dimostrazioni si tengono ogni giorno a mezzogiorno in forma silenziosa, davanti alla sede del PSD.

Vӑ Vedem din Sibiu ha avuto inizio l’11 dicembre del 2017, giorno in cui in tutta la Romania si scatenano proteste contro la riforma della giustizia ventilata dal governo. Le elezioni politiche dell’anno precedente erano state vinte dal PSD; il suo leader, Liviu Dragnea, non era però stato nominato premier perché incriminato dei reati che seguono: frode elettorale, abuso d’ufficio, associazione a delinquere e appropriazione di fondi europei. Non era l’unico, Dragnea, ad avere problemi con la giustizia nel PSD, che quindi aveva promosso una riforma del sistema giudiziario rumeno, giudicata però dall’opposizione in modo molto negativo. Il PSD, secondo loro, voleva intervenire sulla materia per depenalizzare l’abuso di ufficio, per ridurre i tempi della prescrizione per i casi di corruzione e abuso di potere e per ridimensionare l’indipendenza della magistratura.

Se nel resto del paese la questione giustizia torna alla ribalta in momenti precisi, durante i quali si organizzano manifestazioni, a Sibiu si tiene viva quotidianamente. Quindici minuti al giorno, ai quali partecipano persone di ogni età che portano bandiere dell’Unione europea o della Romania, cartelli di accusa al PSD e al Partito liberale, alleato di governo. Le proteste sono sempre state pacifiche e civili, e non sono mai state teatro di disordini.

Nell’Unione, la Romania è uno dei paesi più poveri e corrotti. Membro dell’Ue dal 2007, tra il 2014 e il 2020 il paese ha ricevuto 31 miliardi di euro di finanziamenti europei. Destinati a investimenti in infrastrutture ed energie rinnovabili e a sostenere alle piccole e medie imprese, quei miliardi hanno invece alimentato corruzione e clientelismo. E quando non l’hanno fatto, semplicemente, non sono stati usati.