Sicurezza, la vera priorità della scuola italiana

La condizione della scuola continua ad essere una delle spine nel fianco del sistema Italia. Il ministro Profumo ha annunciato il reintegro dei concorsi a cattedra, fermi dal 1999, con lo scopo di assorbire in ruolo una parte degli insegnanti precari. A questo si affianca il progetto della completa digitalizzazione di registri e pagelle che, stando ai calcoli del Miur, consentirà un risparmio di 30 milioni di euro. L’aumento del 33% dei finanziamenti per il funzionamento avrà invece modo alleggerire le spese per la scuola sostenute direttamente dalle famiglie.
 
Passi avanti che però non sembrano fare i conti con il problema endemico delle scuole italiane, quello strutturale e di sicurezza degli edifici. Due giorni fa a Cordenons, in provincia di Pordenone, si è sfiorata la tragedia: nella notte, appena poche ore prima dell’apertura dell’anno scolastico, il tetto della scuola elementare è crollato, precipitando nel corridoio del secondo piano. Se il crollo fosse avvenuto qualche ora dopo sarebbe stato un dramma peggiore di quello verificatosi a Rivoli nel 2008, in cui uno studente del liceo perse la vita travolto dal soffitto dell’aula.

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La messa in sicurezza è una priorità assoluta, ma per ora il governo ha soltanto annunciato interventi in tal senso: 680 milioni di euro e fondi immobiliari ricavabili dalle risorse europee, da destinare soltanto al sud. In effetti, i dati sullo stato di salute dei nostri edifici scolastici non sono per nulla rassicuranti. L’Anagrafe dell’edilizia scolastica ha effettuato un censimento, ancora molto parziale, dal quale risulta che il 44% degli istituti risale agli anni tra il 1961 e il 1980, quando era ancora scarsa l’attenzione alle misure di costruzione antisismiche. Molti edifici sono centenari e 4 su 100 risultano addirittura dell’Ottocento, una percentuale che sale a 10 nella regione Piemonte. Ma è al sud che le condizioni generali peggiorano sotto diversi punti di vista.
 
Segnali preoccupanti giungono anche dal Consiglio Nazionale dei Geologi. I dati diffusi dal presidente Gian Vito Graziano sono stati ottenuti incrociando quelli di Consiglio Dati Cresme, Istat e Protezione Civile. Da questi risulta che un edificio su tre non ha il certificato di agibilità e 27.920 istituti sorgono in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico (in Calabria addirittura il 100% sul totale). A quello sismico va aggiunto il rischio idrogeologico che interessa 6.122 edifici, con picchi di concentrazione in Campania e in Emilia Romagna. In molti casi si tratta di edifici che inizialmente erano nati come abitazioni o caserme e solo successivamente sono stati impiegati per la ricezione di istituti scolastici. Se si considera il numero rilevante di edifici costruiti prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei criteri antisismici, si spiegano anche i casi che hanno interessato le scuole nei recenti terremoti in Abruzzo e in Emilia.
 
Insomma, il quadro d’insieme lascia intendere che i 680 milioni da destinare al sud non sono sufficienti e che occorre, come spiegato anche da Gian Vito Graziano, un intervento programmato e sistemico sull’intero territorio nazionale. Per il principio dell’ ubi maior, la questione della sicurezza scolastica rappresenta dunque una priorità rispetto al risparmio che si otterrebbe dalla digitalizzazione e dalla dotazione di tablet per gli insegnanti.  
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