Sicurezza, Sensi: riconoscimento facciale in uso in Italia?

Afe

Roma, 22 gen. (askanews) - Le forze di polizia e di sicurezza italiane utilizzano "software" o "tecnologie" per il riconoscimento facciale e in caso affermativo quanti sono "i cittadini i cui dati sono presenti nel sistema e quante le persone, delle forze di polizia e di sicurezza ovvero non appartenenti ad esse, che ad esso possono avere accesso diretto o indiretto". E' quanto chiede Filippo Sensi, deputato del Pd, in una interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno.

Sensi sottolinea che "secondo un'inchiesta del quotidiano New York Times, del 18 gennaio 2020 le forze dell'ordine, dalla polizia locale in Florida all'Fbi al dipartimento per la sicurezza interna, farebbero uso di una 'app' per il riconoscimento facciale, ideata da una piccola azienda, Clearview AI". Il sistema "si baserebbe su un database di oltre tre miliardi di immagini che l'azienda afferma di aver 'raschiato' da Facebook, YouTube e milioni di altri siti Web. Le forze dell'ordine federali e statali hanno affermato che, pur avendo una conoscenza limitata di come funziona 'Clearview' e di chi c'è dietro, avevano usato la sua 'app' per risolvere diverse indagini riguardanti furto di identità, frode con carta di credito, omicidi e i casi di sfruttamento sessuale dei minori".

"Il sistema di riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia è utilizzato anche in Italia, almeno dal 2018", ricorda Sensi, sottolineando che "la questione del riconoscimento facciale solleva rilevanti questioni attinenti alla tutela della riservatezza e al trattamento dei dati sensibili; non a caso, come anticipato dalla stampa e sulla base di un white paper che sta già circolando, l'Unione europea starebbe considerando di mettere al bando il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici per un massimo di 5 anni".