Siena, padre e figlio indagati: esclusa aggravante terrorismo

webinfo@adnkronos.com

Il gip del tribunale di Siena, Roberta Malavasi, ha convalidato l'arresto per detenzione di armi ed esplosivi illegali di Andrea Chesi, 60 anni, e del figlio Yuri, 22 anni, residenti a Sovicille (Siena), finiti ai domiciliari martedì scorso nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Firenze e della Digos su una presunta organizzazione eversiva di estrema destra operante nella provincia senese.  

Il giudice ha escluso l'aggravante dell'associazione eversiva con finalità di terrorismo, che invece era stata chiesta, insieme alla misura del carcere, dal pm Silvia Benetti durante l'udienza di convalida di questa mattina. Il gip ha quindi disposto per Andrea Chiesi gli arresti domiciliari e per il figlio Yuri l'obbligo di dimora. Padre e figlio risultano, comunque, indagati presso la procura di Firenze in base all'articolo 270 bis per associazione eversiva con finalità di terrorismo insieme ad altre dieci persone. Andrea Chiesi è ritenuto dagli investigatori della Digos di Firenze il capo della banda eversiva. 

"Non c'erano gli estremi per accreditare l'aggravante del terrorismo - ha commentato con l'AdnKronos il loro difensore, l'avvocato Francesco Pletto - Non hanno mai pensato ad atti del terrorismo. Diciamo che nelle conversazioni intercettate c'erano molte fanfaronate, e nelle cene tra amici facevano a chi le sparava più grosse". 

Padre e figlio, che sono stati arrestati in flagranza dopo che nella loro disponibilità sono stati trovati tritolo, polvere da sparo e parti di bombe della seconda guerra mondiale, tra cui spolette e detonatori, hanno risposto alle domande del giudice.  

"I miei assistiti hanno dichiarato di fronte al giudice di aver agito in buona fede senza rendersi conto di ciò che stavano facendo e dicendo", ha detto l'avvocato Francesco Pletto. 

Nell'ambito dell'inchiesta, sono indagate altre dieci persone dalla Dda di Firenze, e tra queste anche la moglie di Andrea Chesi, Sabrina Vannini, 52 anni. Tutti sono residenti nel senese e sono accusati di detenzione abusiva di armi correlata alla costituzione di un'associazione con finalità eversiva e terroristica. 

Dalle indagini, che si sono avvalse anche di intercettazioni, sarebbe emerso che il gruppo stava progettando un attentato alla moschea di Colle Val d'Elsa (Siena), intento poi abbandonato per il timore che la polizia seguisse già la loro attività. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, oltre all'esplosivo, sono state trovate e sequestrate numerose armi e simboli nazisti e fascisti.