Sileri: "Non c’è problema Lombardia, focolai possono essere ovunque"

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“Non c’è un problema Lombardia, c’è un problema di possibili focolai che possono essere ovunque in Italia. Laddove si presenteranno dei focolai con il rischio che possano non essere sotto controllo, andranno prese delle misure di contenimento. Questo può avvenire ovunque, anzi in Lombardia vedo dei numeri che calano come quelli delle terapie intensive”. Così ad Agenda, su Sky TG24, il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. 

Sileri ribadisce che "siamo usciti dalla fase acuta dell’emergenza, ora ci troviamo in una fase di convivenza con il virus e i dati mostrano una situazione molto sotto controllo grazie a tutto ciò che è stato fatto nei mesi passati". "Ci sono ancora focolai - ha aggiunto - il virus continua a circolare ma in una forma molto ben controllata, ora interessa vedere l'andamento di questi numeri di settimana in settimana". Quanto ai numeri della Lombardia, ha detto Sileri, "sono fisiologici" 

Sull'uscita dall'emergenza, il ministro spiega che “mai come ora le sorti del nostro paese dipendono dalla burocrazia, che dobbiamo eliminare per far rinascere il nostro Paese. Servono 20-25 miliardi da usare bene, per riforme strutturali in campo sanitario, a partire dal personale, alzando gli stipendi”. “L’Italia ha già dato tanto all’Europa, ora serve un cambio di passo per ripartire - ha aggiunto - Se alcuni Paesi in Europa dicono no al Mes ci sarà un perché. I soldi devono essere vantaggiosi e senza vincoli”.  

Quanto al Mes, "se alcuni Paesi hanno detto no ci sarà un perché. A mio avviso se sono soldi vantaggiosi, senza vincoli e in tempi rapidi allora va bene. L’Italia ha già dato tanto all’Europa, non ci dimentichiamo che tutta l’austerity e i tagli vengono da lì, quindi ora serve un cambio di passo”. ''Mai come ora le sorti del nostro Paese, parlando del servizio sanitario nazionale, dipendono dalla burocrazia – ha aggiunto Sileri-. Dobbiamo eliminare la burocrazia per far rinascere il nostro Paese. Quello che è successo documenta inesorabilmente i difetti e le carenze che negli ultimi anni hanno aggravato il servizio sanitario nazionale. Lo hanno detto prima i lavoratori e poi i pazienti, mentre politici e amministratori si sono nascosti dietro la logica dei tagli necessari e del mancato finanziamento. Servono venti o venticinque miliardi rapidi da usare bene, per riforme strutturali in campo sanitario e a partire dal personale, alzando gli stipendi”.