SIleri: “Sarà un Natale di emergenza o si rischia una strage"

Lorenzo Santucci
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Deputy Minister of Health Pierpaolo Sileri during the briefing in the Senate Chamber of Premier Giuseppe Conte for the new phase relating to the epidemiological emergency from Covid-19. Rome (Italy), October 21st, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
Deputy Minister of Health Pierpaolo Sileri during the briefing in the Senate Chamber of Premier Giuseppe Conte for the new phase relating to the epidemiological emergency from Covid-19. Rome (Italy), October 21st, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, è categorico su come debba essere trascorso il Natale e avverte dei rischi che si corrono: “Sarà un Natale di emergenza, non c’è ombra di dubbio. E’ inutile che ci giriamo in torno: tra regali, baci e abbracci in situazioni con anziani di 80-85 anni basta un solo positivo e si rischia una strage”, dice durante la trasmissione Mattino 5.

“Non riesco a pensare al cenone di Natale o al veglione di Capodanno”, continua Sileri. “Capisco il desiderio di tornare alla normalità, ma è qualcosa che può essere anche letale. Cerchiamo di essere concreti: il virus circolerà ancora il 25 dicembre, cerchiamo di non vanificare gli sforzi”. Il viceministro alla Sanità commenta anche le parole del Premier di ieri, il quale ha confermato la chiusura delle piste da sci a Natale: “Dove c’è assembramento, c’è rischio. I numeri di oggi non ci permettono di tornare ad una normalità completa. Leggo i dati, abbiamo avuto 630 morti: è come se ogni giorno cadessero 3 aerei pieni di italiani. E’ vero che muoiono i più fragili e più anziani, ma senza il coronavirus avrebbero vissuto ancora”.

Anche se “i dati sono in miglioramento, è innegabile, grazie all’ultimo Dpcm. Un impianto di regole nazionali con restrizioni più forti, con zone rosse e arancioni, riduce l’esposizione al virus e riduce i contagi. Quello che manca”, sottolinea Sileri, ”è la riduzione della pressione sugli ospedali. Finché non diminuisce la pressione sul servizio sanitario nazionale, la situazione resta in sospeso. O meglio, sono sicuro che il quadro migliorerà e verranno alleggerite le condizioni delle regioni rosse e arancioni, bisogna aspettare un paio di settimane. Ma tra un mese ipotizzo che una regione avrà alcune zone ancora...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.