Silvia Romano: i pm di Milano chiedono aiuto a Facebook

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Milano, 3 giu. (askanews) - Servirà la collaborazione di Facebook e degli altri social network per dare un nome e un cognome agli autori dei messaggi con insulti e minacce di morte contro Silvia Romano, la cooperante milanese rapita nel novembre 2018 in Kenia e liberata il 9 maggio scorso dopo 18 mesi di prigionia. Gli inquirenti milanesi che indagano sulla campagna d'odio che ha travolto sul web la 24enne milanese, finita nel mirino degli haters soprattutto per la sua scelta di convertirsi alla religione islamica e per il presunto riscatto pagato dal governo italiano per la sua liberazione, hanno individuato una decina di profili social fake. Che, oltre a insulti e messaggi ritenuti "pericolosi" per l'incolumità Silvia Romano, in alcuni casi contengono commenti, foto e video che richiamano realtà vicine all'estrema destra.

Ora non resta che risalire alla reale identità degli autori dei messaggi sotto accusa. Per farlo, gli inquirenti coordinati dal pm Alberto Nobili, titolare del fascicolo di indagine che ipotizza (per ora contro ignoti) il reato di minacce aggravate, hanno chiesto a Facebook e ad altri social come Instagram i dati dei circa 10 profili fake che hanno maggiormente preso di mira la 24enne. Secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, ci vorrà diverso tempo per avere dai colossi del web conferme sull'identità degli autori delle minacce. Tradizionalemente gli haters nascondono la propria identità dietro profili fake o nickname e proprio per questo non è facile individuarli.