Silvio Orlando e 'La vita davanti a sé' al teatro Argentina di Roma

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E' davvero un'intera esistenza, quella che si trova a raccontare, a rievocare e a commentare Silvio Orlando, nel monologo con musiche yiddish suonate dal vivo - anche a fine spettacolo - 'La vita davanti a sé', tratto dall'omonimo romanzo del francese Romain Gary, pseudonimo di Emile Ajar, che vede l'attore partenopeo, qui anche regista, impegnato fino al 6 gennaio al teatro Argentina di Roma nei panni del protagonista Momò, un bambino arabo figlio di una prostituta cresciuto da un'anziana ebrea, anch'essa con un lungo passato di meretrice, nel quartiere parigino multietnico di Belleville. Un'esistenza che gli scorre davanti fra presente e passato, ma apparentemente senza futuro.

Il romanzo fu pubblicato nel 1975 e due anni dopo fece da spunto per una riduzione cinematografica, dopo la conquista di un prestigioso quanto discusso Premio Goncourt. "Il racconto degli ultimi, della solidarietà, dell’amicizia, attraversa 'La vita davanti a sé' - osserva il consulente artistico del teatro Argentina, Giorgio Barberio Corsetti - Il racconto è commovente e attualissimo, composto da una stratificazione di segni e anticipatore del tema dei temi: la necessità di un dialogo per una convivenza tra etnie e religioni".

Anche Silvio Orlando, attore e regista di 'La vita davanti a sé', parla nelle note di regia di "un romanzo commovente e ancora attualissimo, che racconta vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche di una improbabile storia d'amore toccata dalla grazia. Il genio di Gary ha anticipato senza facili ideologie il tema contemporaneo legato a culture e stili di vita diversi, per cui il mondo ci appare improvvisamente piccolo e claustrofobico, in deficit di ossigeno, lasciandoci uno slogan e una bussola nelle ultime parole del suo romanzo: 'bisogna voler bene'...".

(di Enzo Bonaiuto)

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