Simone Sperduti, la lettera dell'agente che l'ha ucciso: "Odiarmi è il minimo"

Simone Sperduti
Simone Sperduti

Simone Sperduti ha perso la vita lo scorso 24 agosto, dopo che un poliziotto, che si rivelerà poi positivo al test di alcool e droga, lo ha investito in via Prenestina, a Roma. Per il 19enne non c’è stato nulla da fare, l’agente è stato, invece, arrestato, per omicidio stradale.

L’udienza in aula e la convalida dell’arresto

Nella mattinata di oggi si è  tenuta l’udienza a piazzale Clodio, in cui il gip, accogliendo le richieste del pm Mario Palazzi, ha convalidato l’arresto per il poliziotto. Pamela Strippoli, l’avvocato dell’uomo, ha spiegato: Il mio assistito ha risposto alla domande del giudice e ha espresso tutto il suo dolore alla famiglia di Simone. Lui è conscio della responsabilità che porterà a vita. Nella ricostruzione dell’incidente ha riferito di non essersi accorto dell’arrivo dello scooter del ragazzo.”

La lettera consegnata al giudice dal poliziotto

In Tribunale, il poliziotto ha anche consegnato una lettera al giudice. Lettera in cui l’agente ha messo per iscritto tutto il suo dolore per quanto è accaduto: Mi inginocchierei ai piedi per chiedervi perdono. Ho paura, so che voi ne avete più di me. Ho sbagliato, cavolo ho sbagliato. Avrei voluto morire io. Dovevo morire io. Vi chiedo perdono. Niente vi ridarà più vostro figlio, ma io farò qualsiasi cosa possa aiutarvi. Vi chiedo perdono, e a Dio. Avrei dovuto morire io. Ho il cuore in pezzi, ma so che è nulla rispetto a quello che state provando voi. Odiarmi è il minimo.”