Simonetta Agnello Hornby: "Movimenti come il fascismo muoiono lentamente, ma sono tutti destinati a morire"

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Simonetta Agnello Hornby, Italian writer, Torino, Italy, 13th May 2016. (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images) (Photo: Leonardo Cendamo via Getty Images)
Simonetta Agnello Hornby, Italian writer, Torino, Italy, 13th May 2016. (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images) (Photo: Leonardo Cendamo via Getty Images)

“Il fascismo? Penso che movimenti del genere muoiano lentamente, ma che siano comunque tutti destinati a morire”. “Il fascismo - aggiunge Simonetta Agnello Hornby - ha degli aspetti modernissimi come la violenza, il machismo, il disprezzo per gli altri e il ruolo minore della donna usata come oggetto. Che sia stato così, in un Paese come l’Italia, è normale. Sarebbe stato anormale se fosse morto, perché si muore quando si è uccisi, si è uccisi quando si è tolta l’abilità di continuare a vivere. Nessuno lo ha fatto con il fascismo, ma avremmo dovuto farlo”.

Incontriamo la scrittrice siciliana alla 33esima edizione del Salone del Libro di Torino, la prima in presenza post Covid, quella con un titolo - “Vita supernova” – che è un omaggio alle stelle, a Dante e non solo. “Ricordo la speranza che avevano i miei genitori che il mondo potesse cambiare con l’avvento della Repubblica, non solo dal punto di vista economico. Mio padre ci credeva che noi con dei titoli saremmo divenuti cittadini come tutti gli altri e non più ‘levitati’. Appartenere a un gruppo ed essere diversi dagli altri, è sempre stata una limitazione. Sperava che non ci fosse più il fascismo, ne fu deluso, ma rimase lì”.

Lei, invece, la Sicilia l’ha lasciata (“mai nel cuore, però eh!”) nel 1972, andando a vivere definitivamente a Londra per svolgere la professione di avvocato dei minori e magistrato part-time, “a Brixton, che adesso è chiccóso, ma allora era un quartiere pericoloso e difficile”. Ha avuto mai paura? Le chiediamo. E lei: “No, mai. Lì tutti mi hanno sempre rispettata”. “Non ho mai avuto paura di nulla, neanche di morire, fa parte del percorso di ognuno di noi”, aggiunge, “ma solo quando i miei figli erano piccoli. Dovevo stare con loro, garantirgli la mia presenza. Ora ho paura solo della morte di Giorgio, perché non sta bene. So che morirà prima. Per il resto, di cosa devo avere paura? Non credo nel destino, ma c’è un momento in cui tutto deve finire”.

La sua vita nuova è iniziata nel 2002, “quando avevo già una certa età”, ci dice ridendo, quando uscì il suo primo libro, La Mennullara, che fu un caso editoriale a cui ne seguirono tanti altri, tradotti in venticinque lingue. In quasi tutti c’è la sua Sicilia come nell’ultimo, “Punto Pieno”, pubblicato da Feltrinelli. “Tra me e la Sicilia c’è un legame fisico. È un’ossessione come lo è per tutti noi siciliani. La mafia c’è oggi, c’era ieri e probabilmente rimarrà fino a domani o dopo. Lì è difficilissimo cambiare, ma la bellezza di quella terra ci salva insieme al suo passato. Non c’è nulla che somigli a qualcos’altro. La vedo e la rivedo da Londra, ma poi devo andare io a guardarla”.

Le è mancata molto durante il lockdown, che le ha insegnato “a stare sola, un modus vivendi che ho sempre amato. Un conto, però, è la vita da sola perché lo scelgo, un altro è perché devo farlo. Ogni giorno era uguale, ho capito le mie debolezze. Non potevo vedere i miei figli e gli amici, ma scrivere questo libro mi ha fatto compagnia”. Sullo sfondo c’era una Londra “non più swinging da tempo”, e un Paese “abituato ad andare avanti, nonostante la Brexit che ha messo in discussione il significato di essere europei”. “Il problema - conclude – è che lì al governo c’è la peggiore classe politica del dopoguerra. “Johnson - ci disse l’ultima volta che l’abbiamo incontrata, prima della pandemia e ci ribadisce di nuovo - è intelligente, ma è un megalomane e disonesto”. “Meglio pensare ad altro - ci fa - ad esempio alla ‘contentezza’, a cui dedicherà un altro libro scrivendolo a quattro mani con sua nipote Costanza. “Difficile sapere cosa sia, per questo ne scriveremo, perché dobbiamo trovare la contentezza delle piccole cose di oggi necessaria per domani”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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