I sindaci cedono: "Noi decidiamo se chiudere le piazze, ma lo Stato devo garantire i controlli"

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
·5 minuto per la lettura
ROME, ITALY - SEPTEMBER 04:Mayor of Bari Antonio Decaro with Mayors members of the ANCI (National Association of Italian Municipalities) come to Parliament to be heard by the Budget Commission about  the Decree Milleproroghe (Thousand Extensions Decree), on September 4, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - SEPTEMBER 04:Mayor of Bari Antonio Decaro with Mayors members of the ANCI (National Association of Italian Municipalities) come to Parliament to be heard by the Budget Commission about the Decree Milleproroghe (Thousand Extensions Decree), on September 4, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Si era sull’orlo di un conflitto istituzionale. Tra governo e sindaci. Il nocciolo della nuova diatriba, scoppiata nella notte, ruotava attorno alle competenze, in materia di apertura e chiusura delle piazza per evitare gli assembramenti. Chi fa che cosa? Alle fine il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, a nome dei sindaci di tutta Italia è costretto a cedere. “Se oggi il nostro compito è individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti e quindi i contagi, lo faremo. Anzi, lo stiamo già facendo”. Però il primo cittadino di Bari, a sua volta, chiede garanzie al governo. “Come ho spiegato oggi al presidente del Consiglio - dice - noi sindaci individueremo le aree all’interno del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo Stato però dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine coordinate dal prefetto e dal questore. Perché, come è noto, non sono i sindaci a disporre delle forze dell’ordine”. E infatti poche ore dopo lo stesso Decaro, dopo aver sentito il premier, ha annunciato la chiusura di quindici tra strade e piazze nella zona movida. “Si tratta di misure sperimentali - afferma il presidente del Consiglio - dobbiamo costruire anche qualcosa di nuovo”.

Prima di arrivare a questa conclusione, che comunque scontenta una parte dei sindaci, è successo di tutto. “L’onere di chiudere al pubblico strade e piazze non può in alcun modo essere in capo alle singole amministrazioni”. A dirlo non era un sindaco di centrodestra. Bensì un sindaco “amico” di questo esecutivo. Chiara Appendino, il primo cittadino di Torino insieme a tanti altri colleghi, rifiuta l’incarico di dover decidere se chiudere o no luoghi pubblici a causa dell’emergenza Covid. A stretto giro parlano tutti, anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris per il quale quella del governo è “un’uscita infelice”. A seguire ci sono tutti i primi cittadini di qualsiasi colore politico, che chiedono di aprire un tavolo con il governo.

Il caso è scoppiato nella notte quando il premier Giuseppe Conte ha detto in conferenza stampa esattamente così: “I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private”.

Una misura che nel testo definitivo in parte scompare, non c’è più il soggetto che dovrà disporre la chiusura delle piazze e delle vie. Manca quindi la parola “sindaci”: “Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico”. Nel mezzo c’è stata la telefona di Antonio Decaro al premier, a nome di molti i sindaci italiani, soprattutto di centrosinistra, per opporsi a tale responsabilità e sostenendo di non essere stato informato.

Nel frattempo anche il Viminale è costretto a intervenire spiegando che “lo Stato non abbandona i Comuni né li investe di responsabilità improprie: i primi cittadini, che sono autorità sanitarie locali, saranno ovviamente supportati in tutto dai Prefetti, negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico. Ed è proprio con i Prefetti e nei Comitati Provinciali – dice il sottosegretario all’Interno con delega agli Enti Locali, Achille Variati - che si potranno valutare casi particolarmente delicati in cui risultasse necessario, opportuno e possibile chiudere al pubblico strade o piazze”. È già successo in passato che questa catena abbia creato disaccordo tra sindaci e prefetture, tra chi vuole allargare le maglie dei decreti e chi invece vuole restringerle.

L’articolo della discordia sarebbe stato inserito nel decreto ieri pomeriggio su pressing di Dario Franceschini, viene riferito da fonti interne all’esecutivo per attuare una stretta anti-movida. “È stata una grave scorrettezza istituzionale – sostiene Decaro – aver inserito quella misura che è inapplicabile, un modo per scaricare la responsabilità del coprifuoco”. Ed ancora: “Per come è scritto il decreto non si capisce chi deve fare che cosa. Il sindaco non può chiudere le aree. Oggi ho chiesto al prefetto di convocare il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza con le forze dell’ordine e la Asl. L’ordine pubblico non è in carico ai sindaci”.

Eppure, non molto tempo fa, precisamente nel mese di giugno, era stato lo stesso Decaro a lamentare il fatto che durante l’emergenza sanitaria i sindaci “hanno ceduto ogni potere allo Stato” e a dire che “i sindaci non possono e non vogliono essere relegati a meri esecutivi di decisioni prese altrove”. Adesso che agli amministratori locali viene dato l’incarico di decidere come comportarsi nelle proprie città, secondo i dati epidemiologici, scoppia comunque il caos tra le istituzioni.

Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia prova a ricucire lo strappo. La norma che assegna ai sindaci il potere di chiudere vie e piazze in caso di assembramenti “è stata smussata”, dice, “non c’è alcuno scaricabarile. I presidenti di Regione sono le massime autorità sanitarie delle Regioni e possono adottare restrizioni a carattere regionale. I sindaci sono le massime autorità sanitarie cittadine e possono farlo sui loro territori in caso di necessità”.

Ma si apre anche un altro fronte. Quello dei controlli. Per chiudere le piazze, dicono i sindaci, servono agenti di polizia. Agenti che per adesso non sarebbero sufficienti. Il sindaco di Firenze Dario Nardella dice di aver sentito il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, “sono fiducioso che avanzerà soluzioni” perché “un sindaco da solo non può usare questi mezzi”. Ora bisognerà capire che gli uomini delle Forze dell’ordine saranno sufficienti per presidiare le piazze. Altrimenti, dicono i sindaci, sarà il governo a dover rispondere.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.