Sindaco di Schio nega le pietre d’inciampo per i deportati

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Il Sindaco di Schio, comune in provincia di Vicenza, ha negato la mozione presentata dal Partito Democratico. Tale mozione prevedeva il posizionamento delle pietre d’inciampo in memoria dei deportati morti nei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. La maggioranza comunale ha rigettato la proposta e questo ha creato diverse polemiche. Il primo cittadino, Valter Orsi, ha voluto chiarire tutto con un post sulla sua pagina di Facebook.

Il sindaco spiega come la bocciatura della mozione del Pd non ha nulla di politico o partitico. Prende solo atto che nella città già si onorano Istituzionalmente caduti e vittime. La loro memoria è indelebile nell’animo della città vicentina: per questo Orsi ritiene che sia necessario ristrutturare ciò che fu posto a loro memoria, perché parte della storia della comunità.

La volontà di illustrare come stanno le cose, nasce anche dal fatto che alcune prese di posizione, sempre secondo Orsi, non tengono presente degli interventi seri e ponderati espressi dai consiglieri di maggioranza. Prendono in considerazione, invece, solo alcune estrapolazioni capacitamente diffuse.

Schio nega pietra d’inciampo

“Si dimentica” scrive il Sindaco “che è stato presentato dall’altra opposizione (destra) che chiedeva la stessa cosa per le vittime dell’eccidio effettuato a fine guerra dai partigiani. Queste superficialità sono passate anche alla stampa nazionale che ovviamente, non sapendo, riporta solo una parte”.

Il primo cittadino rigetta le critiche mosse dalle associazioni ANPI, ANED, AVL e dall’Istituto storico di Vicenza. Ritiene inaccettabile la strumentalizzazione di un tema così delicato come l’Olocausto, a tutti gli effetti una pagina di vergogna del genere umano.

Orsi conclude ricordando come a Schio si onorano tutte le vittime degli odi e delle violenze, senza discriminazioni: “invito vivamente ad una maggior partecipazione nelle giornate istituzionali come il 25 Aprile, il 4 Novembre e il 27 Gennaio, dove invece ci si trova sempre in pochi. Forse è più semplice battere sui tasti di un pc piuttosto che investire il tempo in giornate significative”.