Sindaco nega libro sul fascismo in una biblioteca nel bresciano

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Arriva dalla provincia di Brescia un caso destinato a far discutere. Un sindaco leghista ha deciso che nella biblioteca della sua città non si può parlare di antifascismo, poiché: “È meglio lasciare fuori la politica dalla biblioteca, è un luogo di cultura“. Questa la risposta data al giovane giornalista Federico Gervasoni, che aveva chiesto all’Amministrazione di poter presentare il suo libro “Il cuore nero della città”.

Negata la biblioteca

In quest’Italia del 2019, a tratti irriconoscibile, sembra di non esser mai pronti al peggio. Dopo l’episodio di Liliana Segre ne arriva un altro destinato a far discutere, direttamente da Pompiano, nel bresciano. Giancarlo Comencini, sindaco della piccola città, avrebbe deciso che non si può parlare di antifascismo in biblioteca, negando al giovane giornalista Federico Gervasoni – da anni sotto sorveglianza per le minacce ricevute per via delle sue inchieste sul neofascismo – di poter presentare il suo libro “Il cuore nero della città”, nel libero spazio cittadino. “È meglio lasciare fuori la politica dalla biblioteca, è un luogo di cultura”, queste le parole dette a Gervasoni, come se l’antifascismo non fosse un valore Costituzionale, ma una posizione politica qualunque. Sara Acerbis, consigliera comunale d’opposizione che si è schierata dalla parte del giornalista promuovendo la presentazione, si è così espressa: “Il sindaco poteva negare la biblioteca appellandosi alla norma che consente di utilizzarla solo per iniziative promosse dall’amministrazione comunale, invece ha voluto sottolineare la dimensione politica di un libro che politico non è: mette solamente in fila fatti di cronaca”. Gervasoni, dal canto suo, non ha saputo esprimere altro se non il suo sconcerto, commentando quanto accaduto: “Ho presentato il mio libro in molte città, nessun sindaco però mi ha mai negato la biblioteca. Spero che Comencini abbia letto il mio libro prima di rispondere alla richiesta”.

Una decisione pronta a far discutere

“Il cuore nero della città” racconta il ritorno e le gesta dei gruppi neofascisti che resero Brescia teatro di una delle stragi più violente della strategia della tensione, dove il 28 maggio 1974 furono ferite oltre 100 persone e in 8 persero la vita. “Anche per questo il neofascismo dovrebbe essere un valore ancora più condiviso”, ha aggiunto Gervasoni, mostrandosi preoccupato anche delle avanzate dei vari gruppi come CasaPound, Forza Nuova, Brescia ai Bresciani o il risorgere della vecchia Avanguardia Nazionale. La scelta di Comencini è stata molto discussa in città, ma vista da molti come dovuta per via dell’amicizia che lo lega ad Andrea Boscolo, esponente neofascista di Brescia ai Bresciani e vicino ad Avanguardia Nazionale. Un cittadino anonimo avrebbe rivelato a L’Espresso di come nel paese Boscolo sia molto conosciuto: “In tanti lo hanno visto fare campagna elettorale per la Lega e per Comencini sindaco”. Boscolo, inoltre, sarebbe stato candidato sindaco di Pompiano nel 2004, sempre tra le schiere del Carroccio.