Sindrome da intestino irritabile: arriva dieta di esclusione Fodmap

Mpd

Roma, 18 set. (askanews) - Interessa tra il 10 e il 20% della popolazione con disturbi di varia entità: dal gonfiore al dolore addominale, dalla flatulenza alla distensione dell'addome, dalla stipsi ostinata all'evacuazione liquida o una alternanza delle due situazioni. Un insieme di sintomi cronico, debilitante, con un impatto negativo sulla qualità di vita che può portare ad ansia e depressione che interessa il sesso femminile in misura doppia rispetto a quello maschile. E' la sindome da Intestino Irritabile cui - vista l'elevata incidenza nella popolazione occidentale - il IV Congresso della SINuC (Società Italiana di Nutrizone Clinica) in corso ad Ancona dedica una attenzione particolare, concentrandosi sugli approcci che possono restituire una qualità di vita soddisfacente.

"Se sino ad oggi i disturbi venivano trattati con farmaci procinetici per aiutare il transito intestinale o con lassativi, dall'Australia arriva un approccio alimentare basato sull'esclusione di alcuni alimenti e il loro progressivo reinserimento per individuare gli elementi scatenanti i sintomi sino alla stesura di un piano alimentare personalizzato" spiega Samir Sukkar, primario di Dietetica e Nutrizione Clinica del Policlinico San Martino di Genova "una dieta ancora poco conosciuta nella pratica clinica, ha invece riscosso grande attenzione in termini di ricerca, con risultati che la rendono molto valida. La personalizzazione del regime alimentare con l'esclusione dei cibi capaci di scatenare i sintomi permette un miglioramento dei sintomi nel 70-80% dei pazienti".

Si chiama FODMAP e prende il nome dai carboidrati alimentari a catena corta (oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli) che non vengono assorbiti dall'intestino tenue e quando giungono nel crasso subiscono un processo di fermentazione ad opera dei batteri intestinali che li digeriscono producendo alcuni gas come idrogeno e metano e altri prodotti del metabolismo batterico. Se in un soggetto sano si tratta di un processo normale che non provoca alcun fastidio, in alcuni pazienti con colon irritabile o malattie infiammatorie dell'intestino possono peggiorare i sintomi in quanto presentano quella che viene chiamata 'ipersensibilità viscerale'. (Segue)