Sindrome di Down, in Islanda si mette fine alla gravidanza in caso di presenza anomalie

In Islanda le percentuali di aborti legati alla possibilità di questa anomalia cromosomica è del 98 per cento. (Getty)

Ogni anno solo uno o due bambini nascono con la sindrome di Down. L’Islanda sta per diventare il primo Paese europeo senza nascite con persone affette da Trisomia 21. La maggioranza delle donne che ricevono risposta positiva al test prenatale circa le presenza di anomalie cromosomi che nel feto, infatti, mettono fine alla gravidanza. Le stime di aborti indicano una percentuale vicina al 100 per cento.

I nuovi screening sono sempre meno invasivi e sono, quindi, sempre più richiesti dalle donne in dolce attesa. “Vi sono ancora neonati con sindrome di Down”, ha dichiarato alla Cbs, Hulda Hjartardottir, capo dell’unità di diagnosi prenatale dell’ospedale di Reykjavik. ”Alcuni però non sono stati segnalati nello screening”. I test possono anche fallire e non essere precisi.

In Islanda la legge consente l’aborto anche dopo le sedici settimane in caso di anomalie al feto e la sindrome di Down è inclusa fra queste. In Europa sembra si sia instaurata una sorta di corsa a due tra Islanda e Danimarca per limitare le nascite di neonati con la sindrome di Down. Le percentuali di aborti legati alla possibilità di questa anomalia cromosomica è del 98 per cento.

C’è anche chi è preoccupato da questa tendenza. Martina Fuga, blogger e scrittrice, è un’attivista che si batte per i diritti di chi ha sindrome di Down e non solo: “Da mamma queste notizie sono un colpo al cuore. Non può essere la scelta sociale di un Paese. E’ giusto poter decidere, ma conoscendo. Come sarebbe bello se si lavorasse su una cultura dell’inclusione e sulla ricerca per avere un mondo migliore”. Se non ci saranno più persone affette dalla sindrome di Down, scomparirà anche l’interesse da parte della scienza a cercare un rimedio che con il tempo si potrebbe trovare.

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