A Singapore condannato positivo al Covid, rinviata l'esecuzione capitale

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Esecuzione capitale rinviata perché il condannato è risultato positivo al coronavirus. Accade a Singapore, dove la Corte d'Appello ha sospeso l'esecuzione imminente di un disabile mentale condannato a morte per traffico di droga e che ha contratto il Covid-19. A darne l'annuncio è stato il giudice Andrew Phang Boon Leong, della Corte d'Appello di Singapore, alla vigilia della data prevista per l'impiccagione di Nagaenthran K. Dharmalingam, 33 anni. L'uomo, originario della Malaysia, era stato arrestato nel 2009 per traffico di droga, avendo introdotto nel Paese 43 grammi di eroina, ed era stato condannato a morte l'anno successivo. I suoi avvocati ritengono incostituzionale la sua condanna a morte e si sono detti ''felicemente sorpresi dal fatto che quest'uomo, a causa del Covid, non possa essere giustiziato''. Motivando la sua decisione, il giudice ha parlato di ''buon senso e umanità''.

Con un quoziente intellettivo di 69, che equivale a un handicap mentale, il condannato soffriva di dipendenza da alcol quando ha commesso il reato. Esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno contestato la decisione di condannare a morte un disabile mentale, mentre l'Unione Europea ha chiesto a Singapore di commutare la pena in carcere. Il primo ministro malese Ismail Sabri Yaakob ha inoltre scritto al suo omologo di Singapore chiedendogli di posticipare l'esecuzione "per motivi umanitari". Diverse ong, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno promosso una petizione online contro l'esecuzione dell'uomo che ha raccolto quasi 70mila firme.

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