Scurdammoce 'o passato

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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Agf (Photo: HPOST14)
Agf (Photo: HPOST14)

L’ultima volta – era un’eternità fa, e il bello doveva ancora venire – la pace aveva il colore giallorosso della maglietta che Massimo D’Alema regalò a Matteo Renzi, con la scritta Totti: “Eccolo, un campione vero”. Fu un idillio, dopo l’era della “rottamazione”, e l’era della battaglia contro “questo ignorante e superficiale”. Ma durò il tempo di una partita di calcio (e della nomina a Mister Pesc), prima che ricominciasse a scorrere l’odio politico, anzi antropologico. Perché Renzi per D’Alema è stato questo: il male, l’uomo solo al comando, da abbattere, il simbolo di una deriva autoritaria, un tale Anticristo da rendere necessario ciò che un comunista non fa mai, ovvero rompere il suo partito e la sua comunità, ma che diventa necessario di fronte a una mutazione genetica.

Fatta questa premessa, la notizia. Sabato Matteo Renzi tornerà, come allora, a casa D’Alema, intesa come Fondazione, per parlare di sinistra e del suo futuro, all’interno di una tavola rotonda dal titolo (un grande classico): “Il cantiere della sinistra”. Il becchino cioè, il cui impianto culturale era inadeguato, l’ordoliberista, quello che ha gli amici alle Cayman, ridiventa un carpentiere, senza aver cambiato linea. Meritevole, di prendere calce e cazzuola assieme agli altri carpentieri invitati a spiegare ciò che sinistra è e dovrebbe essere. Eppure, appena una settimana fa, all’annuncio che avrebbe celebrato la scissione di Livorno con Blair, gli eredi del Pci lo hanno accolto come un turco che bestemmia in chiesa. Altri muratori: Goffredo Bettini, che dal giovane venuto da Rignano fu sedotto, fino a vedere in lui “l’uomo nuovo della sinistra europea”, poi deluso quando “il punto di riferimento dei progressisti europei” è diventato Conte e Ren...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.