Sinodo alle prese col voto finale, tra Spirito e pallottoliere

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Città del Vaticano, 18 ott. (askanews) - Non è un Parlamento, non da ultimo perché alla fine non decide, ma propone - e lascia tutto nelle mani del Papa. Il Sinodo, spiegano in Vaticano, non segue le dinamiche della politica. Non a caso i dibattiti avvengono a porte chiuse, la comunicazione è filtrata dalla sala stampa, e, nonostante le rimostranze dei giornalisti, gli interventi in aula sono riportati a grandi linee, senza fare nomi e cognomi, neanche quando a prendere la parola è il Papa. Né è pubblica la composizione dei "circoli minori", i gruppi di lavoro in cui i partecipanti si suddividono, in base alla predilizione linguistica, per formulare le proposte. Si tratta di proteggere il discernimento collettivo, senza puntare i riflettori sui singoli, rischiando di solleticare il protagonismo di qualcuno e mettere a repentaglio la maturazione - sinodale, appunto - dell'assemblea. Per favorire l'afflato spirituale del consesso, ogni quattro interventi ci sono quattro minuti di silenzio: "Non si addormenta nessuno, se mai si addormentano durante gli interventi", ha scherzato Jorge Mario Bergoglio...

Non è un Parlamento, dunque, ma alla fine si vota. E, pallottolieri alla mano, i singoli paragrafi di cui sarà composto il documento finale, dovranno passare la maggioranza qualificata dei due terzi per considerarsi approvati.

Al doppio sinodo sulla famiglia, il primo di Papa Francesco, per dire, i temi più controversi fecero dibattito. Il Sinodo straordinario, in particolare, nel 2014, si concluse con la bocciatura (nel senso che il quorum dei 2/3 non fu raggiunto) di tre paragrafi-chiave, relativi alla comunione ai divorziati risposati e all'accompagnamento delle coppie gay. Il tema dell'omosessualità, nel successivo sinodo ordinario del 2015, sparì dai radar, i divorziati risposati ottennero per un soffio la maggioranza, senza esplicito riferimento all'eucaristia: nell'esortazione apostolica post-sinodale, Amoris laetitia, il Papa reintrodusse la questione, ma in nota a piè di pagina, e suscitò le ire dei conservatori. Al sinodo sui giovani, l'anno scorso, tutto filò liscio, o quasi: tutti i paragrafi ottennero almeno i due terzi dei voti, ma alcuni paragrafi, in particolare quelli che incrociavano i temi della sessualità, coagularono una minoranza contraria di un certo peso.

Ora ci risiamo. Iniziato lo scorso sei ottobre, oggi i dodici "circoli minori", i gruppi di lavoro, hanno presentato le loro dodici relazioni, che nei prossimi giorni saranno discusse in aula, per poi convergere, sotto la guida della commissione ad hoc, in un documento finale che sarà distribuito all'assemblea la mattina di venerdì 25 e votato durante il pomeriggio di sabato 26. Domenica, infine, la messa conclusiva del Papa. Sarà Francesco, nei mesi prossimi, a decidere, in modo sovrano, se accogliere, respingere, modificare le proposte che saranno contenute in quel documento. Ma per un Papa che ha voluto potenziare, fin dall'inizio del suo ministero, la dimensione sinodale della Chiesa, c'è da giurare che il contenuto del testo verrà preso in seria considerazione.

I temi, nelle 35 pagine delle relazioni finali dei circoli minori (cinque di lingua spagnola, quattro portoghese, due italiano e uno inglese e francese), così come nel documento di lavoro iniziale (Instrumentum laboris) e nella relazione d'apertura del cardinale brasiliano Claudio Hummes, relatore del Sinodo, sono molti, e appassionanti, dall'ecologia alla giustizia sociale, dall'estrattivismo che devasta la foresta amazzonica ai diritti delle popolazioni indigene, dalla necessità di riti e liturgie amazzoniche alla "competizione" con i pentecostali e le altre famiglie evangelicali. Ma ci sono due temi che sono particolarmente dirimenti, e sui quali - un po' come la comunione ai divorziati risposati del 2014-2015 - alla fine i padri sinodali dovranno dire sì o no: nuovi ministeri per le donne (lettorato? diaconato? un nuovo ministero di guida della comunità?) e possibilità di ordinare uomini sposati di sicura fede al sacerdozio, in modo da assicurare alle comunità della sconfinata amazzonia una guida spirituale ed una vita sacramentale costante, e non solo una o due volte l'anno quando un sacerdote riesce a raggiungerle. Ovviamente, molto dipenderà dalla formulazione finale delle proposte, ma alla fine conteranno i voti. Esclusi gli 80 tra uditori, invitati speciali, esperti e delegati delle altre Chiese cristiane, che non hanno diritto di voto, i padri sinodali sono 185: la maggioranza dei due terzi è 123. Al di sotto di quell'asticella, una proposta sarebbe molto indebolita. Questione di pallottoliere. Il che non esclude l'ispirazione dello Spirito.