Sinodo, Grech prospetta il voto dei fedeli sul documento finale

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Città del Vaticano, 9 ott. (askanews) - Il cardinale Mario Grech, segretario del sinodo dei vescovi, ha proposto in sostanza di sottoporre al voto dei fedeli di tutto il mondo il documento finale che emergerà, nel 2023, da un percorso sinodale globale avviato oggi a Roma.

La prossima assemblea sinodale, la sedicesima, è intitolata "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione", e, inizialmente prevista per quest'anno, è slittata, con la pandemia, a ottobre del 2022. Ma la segreteria del Sinodo, guidata dal cardinale maltese Mario Grech, ha stabilito che essa viene preceduta da una 'ampia consultazione' del popolo di Dio, aperta formalmente da Papa Francesco con la mattinata di riflessione oggi e una messa a San Pietro domani alle 10. Una consultazionc che, partendo dal basso, coinvolgerà le diocesi di tutto il mondo (avvio della discussione fissata il fine settimana prossimo, domenica 17 ottobre), sfocerà in una prima sintesi di lavoro (l'instrumentum laboris pubblicato entro il settembre 2022) e poi, dopo ulteriori consultazioni che vedranno coinvolte dapprima le conferenze episcopali nazionali e poi inediti raccordi continentali, in un secondo "instrumentum laboris" (giugno 2023) che sarà la base di discussione dell'assemblea che verrà finalmente celebrata a Roma appunto nell'ottobre del 2023.

Se solitamente un sinodo si conclude consegnando il documento finale al Pontefice regnante, che sovranamente può farne ciò che vuole, tranedone spunto, in modo più o meno fedele, una sua Esortazione apostolica o - dopo una modifica normativa introdotta da papa Francesco - attribuirgli "tout court" un valore vincolante per la Chiesa universale, il cardinale Grech ha prospettato, sotto forma interrogativa, un diverso esito dal sapore più democratico.

"Sappiamo", ha detto il porporato maltese nel corso di una mattinata di riflessione in Vaticano che segna di fatto l'avvio del percorso sinodale, poi aperto ufficialmente da papa Francesco con una messa celebrata domani mattina a San Pietro, "che la recezione è il processo attraverso cui le decisioni di un concilio - in questo caso potremmo dire di un sinodo - vengono recepite e assimilate nel vissuto della Chiesa nella sua più vasta articolazione. Mi chiedo: se invece di terminare l'assemblea consegnando al Santo Padre il documento finale, facessimo un altro passaggio, quello di restituire le conclusioni dell'assemblea sinodale alle Chiese particolari dalle quali è iniziato tutto il processo sinodale? In questo caso il documento finale arriverebbe al Vescovo di Roma, che da sempre e da tutti è riconosciuto come colui che emana i decreti stabiliti dai concili e dei sinodi, già accompagnato dal consenso di tutte le Chiese. Peraltro il consenso sul documento potrebbe non limitarsi solamente al placet del Vescovo, ma estendersi anche al popolo di Dio da lui nuovamente convocato per chiudere il processo sinodale aperto il 17 ottobre 2021. In questo caso il Vescovo di Roma, principio di unità di tutti i battezzati e di tutti i vescovi, riceverebbe un documento che manifesta insieme il consenso del Popolo di Dio e del Collegio dei Vescovi: si darebbe il caso di un atto di manifestazione del sensus omnium fidelium, che sarebbe al contempo anche un atto di magistero dei Vescovi sparsi per il mondo in comunione con il Papa".

"I due esempi che ho menzionato - ha poi precisato il cardinale Grech - sono suggerimenti per stimolare la riflessione e ci dicono quanto lavoro di approfondimento interdisciplinare e discernimento ci aspetta ancora. Già i giorni prossimi saranno occasione di confrontarci, tutti insieme e nelle diverse commissioni, per immaginare un processo sinodale veramente aperto allo Spirito".

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