Sinodo, l'idea di meno oro in Chiesa: no estrattivismo predatorio

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Città del Vaticano, 21 ott. (askanews) - Sarebbe "un segno forte" se la Chiesa rinunciasse all'uso del'oro nelle sue liturgie e nei suoi sacramenti, in segno di rispetto nei confronti di quell'"estrattivismo predatorio" che uccide e inquina l'Amazzonia: lo ha detto padre Dario Bossi, comboniano, provinciale in Brasile, dove risiede da quindici anni.

"C'è un estrattivismo predatorio, nella zona dove io abito c'è la maggior miniera a cielo aperto del mondo, una megainfrastruttura che attraversa la regione, e provoca disboscamento, inquinamento che genera malformazioni fetali a causa mercurio. Per produrre un anello di oro si spostano 20 tonnellate di terra, i cercatori di oro inquinano con mercurio o il cianuro, i fiumi sono inquinati, i pesci hanno percentuali anomale di mercurio, le persone di alcune comunità sono al 92 per cento contaminate da mercurio. Servono urgentemente aree libere da estrazione mineraria soprattutto in amazzonia e soprattutto nelle terre indigene". Interpellato da un giornalista, il gesuita statunitense Thomas Reese, che domandava se non sarebbe opportuno, allora, che la Chiesa rinnciasse all'oro e ai diamanti, il missionario ha risposto: "Non sono il rappresentante della Chiesa, ma esiste una riflessione non solo nella Chiesa ma in tutta la società sull'uso dell'oro, che tra i minerali è quello che più rappresenta e uno dei meno utili: il 10% dell'oro è utilizzato per processi utili, il resto è stoccato o usato per gioielleria. La coscienza civile potrebbe limitare molto l'impatto dell'oro se controllasse il consumo. E questo è un richiamo anche per noi Chiesa, un uso sobrio degli oggetti liturgici: sarebbe un segno forte se riuscisse a evitare l'oro nelle liturgie e nei sacramenti".