Sinodo sull'Amazzonia, oggi il voto sul documento finale

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Città del Vaticano, 26 ott. (askanews) - Dopo una "rilettura" questa mattina, oggi pomeriggio i partecipanti al Sinodo sull'Amazzonia voteranno il docuento finale.

Il Sinodo è iniziato il sei ottobre e, dopo tre settimane, si concluderà ufficialmente con una messa presieduta dal Papa a San Pietro domani mattina. Ma è la serata di oggi a rappresentare il vero culmine dell'assemblea, quando il documento finale sarà votato paragrafo per paragrafo. Jorge Mario Bergoglio prenderà poi la parola per tirare le somme dell'esperienza sinodale.

Il cardinale Claudio Hummes, relatore del Sinodo, ha elogiato, introducendo ieri il testo in aula, il grande lavoro portato avanti dalla Commissione per la Redazione del documento, così come dai Circoli Minori, che, ha riportato Vatican news, hanno presentato numerosi emendamenti. Il testo, ha detto, si innesta in un momento di emergenza ecologica, in cui è necessario agire e non rimandare. La preservazione dell'Amazzonia è fondamentale, ha aggiunto, per la salute del pianeta e la Chiesa ne è consapevole, cosciente del fatto che occorra una conversione integrale per un'ecologia integrale. La Chiesa, infatti, ascolta il grido dei popoli dell'Amazzonia e il grido della terra, che sono lo stesso grido, espressione anche di una grande speranza. Il Sinodo, ha concluso il porporato, serve a raggiungere una comunione ecclesiale, con Pietro e sotto la guida del Papa.

Molti, in effetti, i temi trattati sia in assemblea plenaria che nei gruppi di lavoro (circoli minori), dai danni dell'estrattivismo allo sfruttamento delle popolazioni indigene, dall'ecologia all'autocritica del colonialismo, dalla necessità di "inculturare" la fede alla preoccupazione per la competizione degli evangelicals, che hanno fatto registrare un ampio consenso tra i padri sinodali. Su due questioni più squisitamente ecclesiali, invece, la discussione è stata più accesa: l'ipotesi di ordinare uomini indigeni sposati con una riprovata vita di fede riconosciuta da tutta la comunità, in modo che possano svolgere le funzioni sacerdotali (o, versione più mild, diaconali), in assenza di sacerdoti nella sconfinata area amazzonica; ed il riconoscimento di un ministero specifico (lettorato, accolitato o, l'ipotesi più ardita, diaconato) per le donne, che già oggi svolgono una effettiva leadership all'interno delle loro comunità. C'è chi, per ricomprendere questi temi, ha avanzato l'ipotesi di un "rito amazzonico", sul modello dei riti già presenti nella galassia cattolica (rito latino, riti orientali, ecc), e chi, per non allarmare le sensibilità meno proclivi alle innovazioni, ha voluto sottolineare che si può dapprima procedere grasualmente con alcune innovazioni, per renderle poi stabili solo dopo un periodo "ad experimentum".

Il documento finale non ha valore vincolante, ma con il motu proprio Episcopalis communio (2018), Papa Francesco ha stabilito che "qualora il Romano Pontefice abbia concesso all'Assemblea del Sinodo potestà deliberativa, a norma del can. 343 del Codice di diritto canonico, il Documento finale partecipa del Magistero ordinario del Successore di Pietro una volta da lui ratificato e promulgato". Nel corso delle tre settimane i padri sinodali hanno più volte ricordato, ad ogni modo, che con il documento finale consegnano al Papa delle "proposte", che sarà poi il Romano Pontefice a decidere sovranamente se ritenere, rigettare, o modificare. E che, prevedibilmente, troveranno forma in una esortazione apostolica post-sinodale che Francesco dovrebbe scrivere nei prossimi mesi.

Ora i vari paragrafi dovranno passare il quorum dei due terzi per essere approvati. Al doppio sinodo sulla famiglia, il primo di Papa Francesco, per dire, i temi più controversi fecero dibattito. Il Sinodo straordinario, in particolare, nel 2014, si concluse con la bocciatura (nel senso che il quorum dei 2/3 non fu raggiunto) di tre paragrafi-chiave, relativi alla comunione ai divorziati risposati e all'accompagnamento delle coppie gay. Il tema dell'omosessualità, nel successivo sinodo ordinario del 2015, sparì dai radar, i divorziati risposati ottennero per un soffio la maggioranza, senza esplicito riferimento all'eucaristia: nell'esortazione apostolica post-sinodale, Amoris laetitia, il Papa reintrodusse la questione, ma in nota a piè di pagina, e suscitò le ire dei conservatori. Al sinodo sui giovani, l'anno scorso, tutto filò liscio, o quasi: tutti i paragrafi ottennero almeno i due terzi dei voti, ma alcuni paragrafi, in particolare quelli che incrociavano i temi della sessualità, coagularono una minoranza contraria di un certo peso. Ovviamente, molto dipenderà dalla formulazione finale delle proposte, ma alla fine conteranno i voti. Esclusi gli 80 tra uditori, invitati speciali, esperti e delegati delle altre Chiese cristiane, che non hanno diritto di voto, i padri sinodali sono 185: la maggioranza dei due terzi è 123. Al di sotto di quell'asticella, una proposta sarebbe molto indebolita. Il Sinodo non è un Parlamento, ma alla fine sarà anche questione di pallottoliere. Il che, ovviamente, non esclude l'ispirazione dello Spirito.