Sinodo, i viri probati come eccezione alla regola del celibato

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Città del Vaticano, 9 ott. (askanews) - Al Sinodo sull'Amazzonia in corso in Vaticano continuano gli interventi sui ministeri ordinati e in particolare sulla ipotesi di ordinare uomini sposati di provata fede (viri probati) tra le popolazioni indigene in modo da assicurare alle comunità disperse nello sconfinato territorio della foresta la continuità nella vita sacramentale, a partire dalla possibilità di ricevere con regolarità l'eucaristia.

Tra gli interventi, ha riferito nel corso del briefing quotidiano Paolo Ruffini, prefetto del dicastero vaticano per la Comunicazione, c'è chi ha sottolineato che quando si parla di viri probati non significa cambiare la legge del celibato ecclesiastico ma può significare che questa legge come tutte le leggi umane può avere eccezioni per situazioni concrete. Altri hanno sottolineato che potrebbe comunque non essere la soluzione per il problema della scarsità di vocazioni. Da più parti, ha messo in evidenza Ruffini, si è sottolineata la unicità dell'Amazzonia con diocesi estese su territori pari a intere nazioni europee e pochi sacerdoti.

Nel corso del dibattito del Sinodo iniziato domenica scorsa, ancora, si è sottolineato che serve una formazione missionaria perché emergano missionari amazzonici. Tra i padri sinodali, è stato sottolineata limportanza della formazione di diaconi e possibilità di implementare il diaconato permanente degli indigeni (ministero della parola nel loro idioma, il ministero della santificazione celebrando il battesimo e distribuendo l'eucaristia, e poi il presiedere i matrimoni e i funerali).