Siria, accordo con Assad per fine violenze poi Annan vola in Iran

Beirut (Libano), 9 lug. (LaPresse/AP) - "Schietto e costruttivo". Così Kofi Annan, inviato speciale di Nazioni unite e Lega araba per la Siria, ha definito il colloquio di due ore avuto questa mattina a Damasco con il presidente Bashar Assad. "Ci siamo detti d'accordo su un approccio che condividerò con l'opposizione armata", ha spiegato Annan al termine del confronto. Quindi ha aggiunto: "Ho anche sottolineato l'importanza di andare avanti con il dialogo politico che il presidente accetta".

Assad, ha proseguito l'inviato dell'Onu, "mi ha rassicurato sull'impegno del governo nei confronti del piano in sei punti che, ovviamente, dobbiamo andare avanti ad applicare in modo migliore di quanto non sia stato fatto finora". L'ex segretario generale dell'Onu ha poi confermato che la sua squadra in Siria seguirà l'accordo raggiunto con Assad e ha dichiarato: "Ho anche incoraggiato governi e altri organismi con influenza a compiere sforzi simili".

Nonostante le difficoltà, Annan prova a guardare avanti e, lasciata Damasco, è atteso oggi a Teheran, per colloqui sulla questione con le autorità iraniane. In un'intervista con il quotidiano francese Le Monde, pubblicata sabato, l'inviato dell'Onu aveva riconosciuto il fallimento degli sforzi attuati finora dalla comunità internazionale e aveva sottolineato la necessità di dare maggiore attenzione al ruolo dell'Iran, alleato di lunga data di Damasco. Teheran, aveva detto, "deve essere parte della soluzione".

Intanto però le tensioni non si fermano. Gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani hanno fornito oggi un nuovo aggiornamento sulle vittime della crisi, portando il numero a 17.129, di cui 11.897 civili, 4.348 soldati e 884 militari disertori. Il gruppo si basa su informazioni fornite da una rete di attivisti presenti in diverse parti della Siria, che documentano le vittime del conflitto con resoconti di testimoni, riprese video e documentazione di ospedali. Secondo i Comitati di coordinamento locali, un altro gruppo dell'opposizione, dall'inizio della rivolta a marzo del 2011 sono stati uccisi 14.841 civili. Il governo di Damasco non permette a giornalisti stranieri di spostarsi liberamente nel Paese, il che rende impossibile una verifica indipendente delle informazioni.

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