Siria, bombe e scontri in centro a Damasco

Beirut (Libano), 11 ago. (LaPresse/AP) - Il conflitto in Siria si combatte anche nel centro della capitale Damasco. L'esplosione di una bomba e una successiva sparatoria si sono svolte poche ore fa nella centrale piazza Marjeh e secondo la televisione filogovernativa ne sarebbe responsabile un "gruppo terrorista", espressione con cui il regime del presidente Bashar Assad chiama i combattenti dell'opposizione. Secondo la tv, le autorità di Damasco stanno dando la caccia ai responsabili dell'attacco. I residenti della zona hanno confermato di avere sentito un forte boato seguito da colpi di arma da fuoco, continuati per vari minuti.

L'esercito governativo aveva dichiarato di avere cacciato i ribelli da Damasco dopo una lunga battaglia, ma i combattenti dell'opposizione al regime continuano a colpire anche all'interno della città e sono particolarmente attivi nei sobborghi. Tra questi il quartiere al-Tal, in cui l'emittente televisiva filo-governativa Al-Ikhbariya ha denunciato il sequestro di quattro suoi dipendenti da parte di ribelli. Il rapimento dei tre giornalisti e di un cameraman, ha spiegato l'emittente, è avvenuto ieri ad opera di "terroristi", mentre il personale seguiva gli scontri nella zona. Non è la prima volta che i media filo-governativi vengono attaccati, e la stessa Al-Ikhbariya lo è stata più volte. A giugno sette dipendenti sono morti quando uomini armati hanno fatto irruzione nella sede della tv, mentre un giornalista e un cameraman sono stati feriti in un altro attacco, quando proiettili hanno colpito la loro auto mentre si trovavano nel centro della Siria per seguire le violenze.

Un attivista che vive nel sobborgo di al-Tal, Mohammed Saeed, ha dichiarato che l'area è sotto attacco da parte delle forze del presidente Bashar Assad da giovedì. L'esercito bombarda con elicotteri d'assalto, colpi di mortaio e d'artiglieria. Saeed ha aggiunto che anche due ospedali della zona sono stati colpiti. "La situazione è grave e la zona è completamente assediata", ha detto l'attivista, aggiungendo che molte persone che si trovano ad al-Tal provengono da altre zone duramente colpite dall'esercito.

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