Siria, Gentiloni: "Attacco non partito da basi Italia". Salvini: "Pazzesco", Berlusconi risponde: "Meglio tacere"

Denise Faticante
Siria, Gentiloni: "Attacco non partito da basi Italia". Salvini: "Pazzesco", Berlusconi risponde: "Meglio tacere"

L'Italia non ha partecipato all'attacco". Ma soprattutto: "Azione mirata e circoscritta, ma non sia inizio di un'escalation". La posizione dell'Italia sull'attacco in Siria avvenuto nella notte da parte di Stato Uniti, Francia e Regno Unito è chiara. A parlare, in mattinata è stato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni che dopo aver condannato l'uso delle armi chimiche che hanno "conseguenze umanitarie atroci non degne della nostra civiltà", ha sottolineato: "Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti sono Paesi alleati, ma abbiamo insistito e chiarito che il supporto logistico che forniamo soprattutto agli Usa, in questo caso particolare, non poteva in alcun modo tradursi nel fatto che dal territorio italiano partissero azioni direttamente mirate a colpire la Siria". L'Italia, ha ribadito il premier, in questi sette anni ha sempre sostenuto che la crisi siriana non può essere risolta con la forza: "L'illusione che così si sarebbe arrivati alla cacciata del dittatore Assad, prima di sedersi al tavolo del negoziato, è pericolosa. Non è troppo tardi per lavorare alla soluzione della crisi siriana".

Bipartisan la convinzione della necessità della diplomazia al posto delle armi. Il primo a commentare l'attacco è stato il leader della Lega, Matteo Salvini. "Stanno ancora cercando le 'armi chimiche' di Saddam, - ha scritto su Twitter - stiamo ancora pagando per la folle guerra in Libia, e qualcuno col grilletto facile insiste coi 'missili intelligenti', aiutando peraltro i terroristi islamici quasi sconfitti. Pazzesco, fermatevi".

Stanno ancora cercando le "armi chimiche" di Saddam, stiamo ancora pagando per la folle guerra in Libia, e qualcuno col grilletto facile insiste coi "missili intelligenti", aiutando peraltro i terroristi islamici quasi sconfitti. Pazzesco, fermatevi.#Siria #stopwar #stopisis

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 14 aprile 2018

Per quanto riguarda la gestione della crisi siriana, "apprezzo l'operato di Gentiloni degli scorsi giorni e di queste ore: il suo equilibrio e la sua misura". Secondo il leader della Lega "l'intervento di stanotte è pericolosissimo, mi auguro che sia l'ultimo: non a caso Germania e Italia che fanno parte della stessa Alleanza non hanno neanche messo a disposizione le basi da cui partire per sganciare i missili", ha sottolineato il segretario leghista. Silvio Berlusconi, scavando un altro solco nella precaria alleanza del centrodestra, ha preso le distanze dal capo del Carroccio consigliando: "In queste situazioni è meglio non pensare e non dire nulla. Poi ha aggiunto: "È un attacco a obiettivi precisi, contro siti legati alla produzione di armi chimiche che traduce il principio internazionale di condanna di tali armi. In questa situazione italiana è meglio che lasciamo intervenire l'Onu, che dirà quello che emergerà dalle prove".

La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha definito l'attacco in Siria "fuori dalla legalità internazionale, in assenza di un pronunciamento dell'Onu sui presunti attacchi chimici". Il Movimento Cinque Stelle, tramite una lettera firmata dai capigruppo Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato una convocazione urgente delle Assemblee o almeno delle Commissioni speciali e, per bocca di Luigi Di Maio, ha sottolineato di "essere al fianco degli alleati". "Siamo preoccupati - ha detto il capo politico dei grillini - per quel che sta accadendo e riteniamo che in Siria occorra accelerare con urgenza il lavoro della diplomazia, incrementando i canali si assistenza umanitaria".

E in una nota congiunta il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, e il responsabile esteri del partito, Piero Fassino, hanno ribadito "il massimo impegno politico e diplomatico per bandire l'uso criminale di armi chimiche, fermare le violenze e restituire la parola al negoziato come unica strada per mettere fine al dramma che la Siria vive da sette anni". Critico anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che su Twitter ha commentato: "L'Europa deve giocare un ruolo maggiore nel garantire la pace e nell'evitare l'aggravarsi di crisi umanitarie, come quella che soffrono i siriani", sottolineando però che "l'uso di armi chimiche è inaccettabile". 

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