Siria, Romani: attacco Turchia avrebbe conseguenze anche per Italia

Pol-Afe

Roma, 8 ott. (askanews) - "Riteniamo gravissimo e fonte di pericolose conseguenze anche per il nostro Paese l'annuncio del presidente turco Erdogan di voler attaccare la regione del Rojava nella Siria settentrionale attualmente occupata dalle milizie curde che in questi anni con l'appoggio delle forze speciali americane hanno sconfitto sul campo lo Stato Islamico. L'annuncio del presidente Trump sembra consentire ai turchi la possibilità di invadere uno stato sovrano come la Siria per liberare i loro confini dalla presenza curda dell'Ypg da loro ritenuta una organizzazione terroristica. Peccato che i combattenti curdi abbiano combattuto e sconfitto l'Isis con gli alleati della coalizione internazionale". Lo dichiara il senatore di Forza Italia Paolo Romani.

"Oggi - aggiunge - sono detenuti nelle carceri curde ben 12.000 combattenti dell'Isis e trattenute in un campo ben 75.000 familiari dei combattenti stessi. Proprio in questi giorni stanno iniziando i colloqui a Ginevra fra la Commissione costituzionale siriana con rappresentanti del governo, delle opposizioni e della società civile e la Comunità Internazionale e sarebbe un disastro per la Siria che si interrompesse un difficile processo di pacificazione appena iniziato. Il nostro Paese, come sempre, brilla per la sua assenza e dimentica di essere fra i Paesi del G7 il più vicino al tormentato Paese. Riteniamo che l'Europa e l'Italia debbano impedire alla Turchia questo atto di guerra unilaterale che avrebbe drammatiche conseguenze anche per quanto riguarda la sicurezza del nostro Paese. Un'immigrazione senza pari, viste le minacce del presidente Erdogan di aprire i 'cancelli' lasciando entrare i profughi siriani in Europa (3,6 milioni ospitati in territorio turco) per cui già versiamo ad Ankara 6 miliardi di euro l'anno. L'Europa e l'Italia devono assolutamente essere protagonisti di scelte militari, economiche e diplomatiche che incidono pesantemente su diritti umani, commerciali e comunitari: non da ultimo la sfida lanciata nel Mediterraneo orientale dove Ankara si è spinta in acque cipriote in casa di Eni e Total. Che non sia l'altra faccia della stessa medaglia (migranti vs petrolio): troppi e pericolosi i segnali di instabilità che arrivano alle porte dell'Europa. La missione che abbiamo recentemente compiuto in Siria ci ha dato la possibilità di verificare in un confronto franco e serrato con le autorità siriane al massimo livello, la possibilità di un'uscita pacifica da una guerra che dura da quasi dieci anni. Un Paese civilissimo ed a noi vicino culturalmente, storicamente e nel passato anche economicamente può finalmente restituire ai propri cittadini un periodo di tranquillità che possa consentire l'inizio della ricostruzione. Ricostruzione che se il nostro governo dimostrasse più attenzione, ad esempio ristabilendo i rapporti diplomatici con Damasco come stanno facendo altri Paesi europei e recentemente alcuni governi del Golfo, potrebbe interessare direttamente anche le aziende del nostro Paese", conclude.