Siria, Shady Hamadi: 'Anniversario è la vittoria dell'indifferenza'

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"Questo anniversario per me significa in qualche maniera la vittoria di quella che è chiamata indifferenza" e quello che oggi si può fare è "opporre resistenza culturale, continuare a informare nonostante l'oblio a cui è condannata la Siria", creare una "coscienza civile". Parola di Shady Hamadi, autore di 'Esilio dalla Siria' e con suo padre Mohamed de 'La nostra Siria grande come il mondo' appena uscito per add editore. "Di fronte all'opinione pubblica - dice in un'intervista ad Aki - Adnkronos International a dieci anni dall'inizio in Siria di inedite proteste antigovernative sfociate in un devastante conflitto - non è ancora chiaro come mai questi siriani fossero scesi in piazza a manifestare, non è chiaro il fatto che in Siria ci sia un regime che continua a torturare le persone".

"Ci siamo concentrati molto - afferma - sul fondamentalismo islamico dimenticando però quale è la ragione principale che ha portato alla nascita del fondamentalismo islamico non solo in Siria, ma in Medio Oriente, una conseguenza dell'esistenza dei regimi dittatoriali che governano questi Paesi oramai da decenni".

Per Shady Hamadi, questi dieci anni significano "fare i conti con quelle che sono state illusioni", ovvero "una solidarietà internazionale che non c'è stata" rispetto a tutto quello che è accaduto in Siria, "quindi una solidarietà verso la società civile siriana".

E oggi, dice, "l'unica cosa che sento che possiamo fare è opporre una resistenza culturale" e "continuare a informare nonostante l'oblio a cui è condannata la Siria, quindi creare una coscienza civile". E questo perché, afferma nel suo ragionamento, "in fin dei conti" Bashar al-Assad, al potere in Siria dal 2000, "non viene giudicato, non compare davanti a un tribunale internazionale per crimini contro l'umanità", mentre il processo a Coblenza, in Germania, nei confronti di due ex agenti dei servizi di sicurezza siriani "non serve di fatto a nulla perché non andiamo verso una Norimberga siriana", ma "stiamo dando forse un contentino all'opinione pubblica internazionale che vi vede una parvenza di giustizia". Per Shady Hamadi, che "non crede assolutamente sia stata fatta giustizia in Siria", quel processo è di fatto "un modo per portare avanti la normalizzazione della Siria". Dopo anni di sangue, di orrori.

"Oggi come oggi, nel 2021, è accettabile - incalza - che continui a essere adoperata la tortura sistematica dell'opposizione in un Paese che è a quattro ore di distanza dall'Italia? E' accettabile per noi europei oggi incontrare e vedere i volti di questi rifugiati che scappano dalla guerra in Siria e non comprendere da che cosa scappano? Io penso di no. E quindi il loro grido deve arrivare forte e chiaro non solo in Italia, ma a tutte le cancelliere del mondo".

"Come soluzione al conflitto siriano - prosegue - continuo a sostenere che bisogna dare voce alla società civile in Siria". Quella società civile "che oggi è messa nell'angolo, dimenticata" e che deve invece avere la "possibilità di parlare attraverso un processo di transizione". Una transizione in Siria che, sottolinea, dovrebbe significare "non solo la fuoriuscita di Assad ma la fuoriuscita di tutte quelle componenti che costituiscono il potere reale e che quindi sono personaggi e apparati di sistema che sono occulti ma che gestiscono tutto il potere siriano".

Uno scenario, puntualizza però, "purtroppo impossibile" oggi perché la Russia, che dal 2015 sostiene Damasco sul campo, "non vuole far altro che tenere in piedi questo regime per ovvi motivi di influenza nel Medio Oriente". Shady Hamadi vede Russia, Iran e Turchia (i Paesi garanti del cosiddetto Processo di Astana) come "finti nemici", che "portano sicuramente avanti le loro agende" con "Iran e Turchia che rispondono a quelli che sono i dettami del Cremlino". "E' sempre stato così - osserva - Da una parte c'è stata la Turchia che per anni si è detto fosse contro il regime siriano, mentre oggi invece vediamo che la Turchia svolge un ruolo che è contiguo a quello del regime siriano: ha costruito nel nord del Paese una sua zona cuscinetto di influenza dove ha messo a tacere qualsiasi opposizione autonoma e originale, quelle nate nel 2011, e ha costruito un piano di pacificazione".

E Shady Hamadi si dice "molto pessimista" anche su un possibile ruolo degli Stati Uniti di Joe Biden. "Credo che l'unica cosa che Biden possa fare è fare pressione su Putin per arrivare a un piano di transizione della Siria, ma - afferma - sinceramente sono molto pessimista su Biden come lo ero su Trump". Convinto che "ormai ci sia un'egemonia russa in Siria", Shady Hamadi non crede però che "oggi l'America possa fare qualcosa, perché nel momento in cui fa qualcosa esiste un sentimento antiamericano che risorge immediatamente".

Una prospettiva? "Io la prospettiva per la Siria non ce l'ho", replica. E racconta di aver "rinunciato ormai da molto tempo", con suo padre che manca dalla Siria da almeno 20 anni, "all'idea del ritorno". "Siamo molto realisti - continua Shady Hamadi che in Siria è stato l'ultima volta nel 2009 per un anno - accettiamo di mal grado questo amaro esilio". E la soluzione a cui hanno pensato è stata quella di "provare a creare memoria", perché "oggi viviamo in un'epoca in cui nel Medio Oriente non esiste memoria". Provare ad alzare la voce con le armi della cultura.

"Chi è morto nelle fosse comuni dell'Isis o del governo siriano avrà mai giustizia? Sarà ricordato? Noi - afferma - non crediamo". Di qui la scelta di raccontare questi anni attraverso un libro, la scelta - spiega - di "raccontare quelle che sono state le torture subite da mio padre, il suo viaggio da immigrato da un Paese mediorientale per approdare nell'Italia degli anni Settanta con il delitto Moro fino ad arrivare ai giorni nostri".

Shady Hamadi parla del suo ultimo libro e ricorda le parole di suo padre: "Mi dice sempre: 'Io alla Siria non ci penso più perché mi fa male'". Per Mohamed Hamadi la Siria che conosceva "non esiste più perché tutte quelle persone, quegli ideali che avevamo, del panarabismo, del nazionalismo, di una laicità, sono morti".

'La nostra Siria grande come il mondo' è un'alternanza di voci, quella di Mohamed e quella di Shady Hamadi, due storie diverse legate dalla Siria: per il primo - che per molto tempo ha nascosto al figlio cosa aveva subito nelle carceri siriane - luogo dell'infanzia e della giovinezza da cui fuggire, per il secondo - nato a Milano - luogo della scoperta e della memoria a cui 'tornare'.