Siria, truppe Damasco entrano a Manbij

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L'esercito siriano ha preso il "pieno controllo della città di Manbij e degli insediamenti dei dintorni", incluse, ha annunciato il ministero della Difesa russo, Dadat e Umm Miyal, due delle basi in cui si trovavano fino a poche ore fa i militari americani. I militari Usa "hanno lasciato due delle loro basi in Siria, nella zona di Dadat, a nord ovest di Manbij, e a Umm Miyal, per ripiegare verso il confine con l'Iraq, precisa Mosca. "La polizia militare russa continua a pattugliare il confine nordoccidentale di Manbij, lungo la linea di contatto fra le forze siriane e turche", si precisa. Manbij, a 85 chilometri a est di Aleppo, è stata liberata dall'Is con l'intervento delle unità curde nell'agosto del 2016. L'agenzia russa Tass rilancia una notizia diffusa ieri da Newsweek, sulla base di informazioni di un funzionario senior del Pentagono, secondo cui Washington ha accettato di lasciare il controllo di Manbij a Mosca. 

Un soldato turco è morto e altri otto sono rimasti feriti negli attacchi con colpi di mortaio, riferisce il sito del quotidiano filogovernativo turco Sabah che cita il ministero della Difesa di Ankara che attribuisce l'attacco ai miliziani curdi siriani delle Ypg, considerati "terroristi" dal governo turco. 

Manbij, nella provincia di Aleppo, era stata strappata nel 2016 ai jihadisti dell'Isis dai miliziani curdi delle Ypg sostenuti dagli Usa. Il ministero della Difesa di Ankara ha confermato che negli scontri nella regione di Manbij sono stati "neutralizzati 15 terroristi delle Ypg", i miliziani delle Unità di protezione del popolo curdo. I militari turchi usano il termine "neutralizzati" per indicare i miliziani uccisi o catturati.  

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Sarebbe invece di almeno due morti e 11 feriti il bilancio di un nuovo attacco con colpi di mortaio lanciati dalla Siria contro il territorio turco. A riferire il bilancio è il sito del giornale filogovernativo Sabah, che attribuisce l'attacco contro il distretto di Kiziltepe, nel sudest della Turchia, ai miliziani curdi siriani delle Ypg, considerati "terroristi" dal governo di Ankara. Secondo quanto denunciato ieri dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, più di 700 colpi di mortaio lanciati dal territorio siriano hanno colpito in questi giorni le province della Turchia con un bilancio di 18 civili uccisi e quasi 200 feriti. Secondo l'agenzia ufficiale Anadolu, le vittime sono tutti "civili". Le ultime notizie parlano di 12 feriti. Il distretto di Kiziltepe si trova nella provincia di Mardin, dove già nei giorni scorsi le autorità locali hanno denunciato attacchi con colpi di mortaio. 

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Secondo la Turchia, che ha aggiornato il bilancio dell' 'Operazione fonte di pace' avviata lo scorso 9 ottobre, sono 595 i "terroristi neutralizzati" dall'inizio dell'offensiva. Si tratta, stando al ministero della Difesa di Ankara, di miliziani curdi del "Pkk/Pyd-Ypg". I militari turchi usano il termine "neutralizzati" per indicare i miliziani uccisi o catturati. 

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Nel frattempo l'alleanza curdo-araba delle Forze democratiche della Siria (Fds) ha ripreso il controllo di Ras al-Ayn. Lo hanno riportato gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Arabiya. Il ministro turco della Difesa, Hulusi Akar, aveva confermato che Ras al-Ayn era sotto il controllo di Ankara. La notizia della riconquista di Ras al-Ayn da parte delle Fds viene riportata anche dalla tv curda Rudaw. Secondo l'emittente l'alleanza curdo-araba avrebbe ripreso anche il controllo della località di Tell Halaf, nel governatorato di Hasakah, lungo il confine con la Turchia. 

Unicef: "Circa 70mila bambini sfollati" - "Circa 70mila i bambini sono sfollati a causa delle ostilità nel nord-est della Siria, che si sono acuite da una settimana". Lo riferisce in una nota l'Unicef, confermando "che almeno 4 bambini sono stati uccisi e altri 9 feriti, mentre sette bambini sarebbero stati uccisi in Turchia". Inoltre "tre strutture e veicoli sanitari e una scuola sono stati attaccati. La stazione idrica di A'louk che forniva acqua a circa 400mila persone ad Al-Hasakeh è fuori servizio". L'Unicef esprime "preoccupazione" per "almeno 170mila bambini che potrebbero avere bisogno di assistenza umanitaria a causa delle violenze in corso nell'area. Nonostante queste violenze, l'Unicef sta lavorando con i suoi partner per garantire assistenza umanitaria immediata, che comprende: prima assistenza alle famiglie che arrivano presso i rifugi collettivi, distribuzione di 95mila litri di acqua e 12 cisterne per sopperire alla mancanza di acqua nei rifugi presso la città di Al-Hasakeh, pianificazione della riparazione della stazione di A'louk, assistenza primaria per la salute, con screening sullo stato nutrizionale di donne e bambini, facilitare l'accoglienza per 13 bambini separati".