Sisci: ''La Corea del Nord alza la posta per ricattare gli Usa''

(Adnkronos) - ''L'escalation attorno alla Nordcorea'', il fatto che stia ''lanciando missili come forse mai nella sua storia'' sono la dimostrazione che Pyongyang ''sta alzando la posta del ricatto, forse pensa che sia arrivato il suo momento''. Momento giusto, innanzitutto, ''per ricattare l'America con nuove richieste'', perché ''probabilmente la considera indebolita in quanto già impegnata sul fronte ucraino''. Il risultato è ''una situazione estremamente pericolosa'', anche ''più pericolosa da quella proveniente dalla minaccia nucleare russa''. Con la Cina che resta a guardare e che, per intervenire, ''vuole dall'America qualcosa in cambio''. Lo spiega ad Adnkronos Francesco Sisci, sinologo e profondo conoscitore delle dinamiche asiatiche, secondo il quale ''la Nordcorea è molto più volatile'' rispetto alla Russia di Putin, dove ''c'è un sistema complesso decisionale, un potere diversificato. Invece in Nordcorea Kim jong un e la sorella decidono tutto. Quindi dal punto di vista dell'escalation è molto più pericolosa la situazione nella penisola coreana''.

Sisci sottolinea anche che ''la Corea e il Giappone sono tra le prime 7, 8 economie del mondo. Una guerra nucleare lì, un'esplosione di tensione significherebbe una crisi economica di dimensioni difficilmente calcolabili''.

Ma se per Pyongyang ''forse questo è il momento opportuno per ricattare l'America con nuove richieste'', per gli Stati Uniti ''ancor più in questo momento non si può accettare'' e occorre ''resistere''. Perché altrimenti ''significherebbe cedere al ricatto peggiore, alla minaccia più grande'', a una Corea del nord che appare essere ''senza scrupoli e che ricatta nel momento di difficoltà''.

Un ruolo, a questo punto, forse dovrebbe svolgerlo la Cina, riportando la Corea del nord al tavolo delle trattative. ''Credo che esiti a farlo perché, proprio come nella crisi ucraina, vorrebbe ottenere qualcosa in cambio dall'America'', spiega Sisci. Non basta, quindi, muoversi per ''la cosa giusta da fare, la pace che fa bene a tutti'' come vuole Washington, per Pechino serve un tornaconto più preciso. Tutto questo mentre ''la tensione è molto alta'' e quindi ''è molto facile che si perda il controllo''.