Sisci: "Origine Covid? Dietro pandemia mancanza fiducia Cina-Occidente"

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"Alla base di questa epidemia, a prescindere da quale sia l'origine del virus, c'è un problema fondamentale: la mancanza di fiducia tra Cina e Occidente. L'epidemia nasce da questo. Nasce da una situazione politica molto difficile. E siamo in una situazione estremamente complicata". Parla così con l'Adnkronos il sinologo Francesco Sisci dopo le rivelazioni del Wall Street Journal sui contenuti di un rapporto dell'intelligence americana secondo cui nel novembre di due anni fa tre ricercatori dell'Istituto di virologia di Wuhan si ammalarono e finirono in ospedale con "sintomi compatibili sia con il Covid-19 che una comune infezione stagionale".

"E' un laboratorio di guerra batteriologica - ricorda - Il dubbio è che, dato che i protocolli di sicurezza sembra non fossero estremamente rigorosi, ci spossa essere stata una fuga dal laboratorio". E Sisci, professore di geopolitica alla Luiss, sottolinea le grandi differenze con quello che accadde nel 2003 con la Sars e come il "problema fondamentale" oggi sia appunto "la mancanza di fiducia tra Cina e Occidente". "Io ero in Cina ai tempi della Sars - dice - Dopo qualche prima settimana di confusione e indecisione i cinesi aprirono tutto e anzi allora furono lodati dalla stampa internazionale. Adesso invece non c'è stata questa apertura e non c'è stata per questa diffidenza".

Il Covid-19, evidenzia, è arrivato "in un momento di grande tensione, di massima tensione tra Cina e Usa", con Donald Trump che aveva avviato una "guerra commerciale con Pechino" e con il gigante asiatico che "non si fida degli Stati Uniti", mentre "la Sars arrivò forse nel momento migliore dei rapporti tra i due Paesi poiché allora c'era una collaborazione sull'Afghanistan, nella lotta al terrorismo". All'epoca, continua, "l'America pensava che il suo obiettivo strategico fosse combattere il terrorismo islamico e quindi nel 2003 la Cina era quasi un alleato".

Oggi invece "i problemi sono vari". "Non è stato trovato un animale con il Covid - dice - Le origini dell'epidemia sono, sembra nei primi casi, da rintracciare in alcuni mercati del pesce e della carne in Cina. E abbiamo un laboratorio di guerra batteriologica in cui in passato ci sono stati sospetti sulla gestione della struttura, che sembra non essere stata in linea con gli standard e su cui i cinesi mantengono un certo segreto".

Perché? "I motivi possono essere due - replica - Uno perché i cinesi sanno che lì dietro c'è l'origine del virus. Il secondo, molto più banale ma anche ragionevole, è che i cinesi non si fidano di un'inchiesta internazionale e temono che gli americani, l'Occidente usino questa apertura al laboratorio per trovare elementi che giustifichino sospetti di ogni genere". Tutto questo, insiste, perché "c'è un problema fondamentale: la mancanza di fiducia tra Cina e Occidente".

Accertare l'origine del virus, prosegue Sisci, "serve sì a individuare le cure migliori, i modi per affrontare l'epidemia, ma è anche una spada di Damocle per la questione dei danni" di una pandemia che "ha sconvolto l'economia globale, le società, che sta facendo milioni e milioni di morti". "Già ci sono citazioni in giudizio in tribunali internazionali che chiedono i danni alla Cina - osserva - Se un domani emergesse che c'è stata effettivamente una fuga di questo virus da un laboratorio naturalmente prenderebbe tutto maggiore forza". "Siamo - afferma - in una situazione estremamente complicata".

Tutto dopo che, osserva, all'inizio dell'epidemia "l'Occidente ha fatto due scelte sbagliate perché gli Stati Uniti, l'Europa e il mondo intero non si sono resi conto di cosa stesse succedendo e hanno pensato potesse essere un incidente localizzato". Un approccio a cui si è aggiunta "la mancanza di informazione, di trasparenza, la chiusura" da parte della Cina. "L'epidemia - rileva - nasce da una situazione politica molto difficile. Se ci fosse stata fiducia tra Cina e Stati Uniti e se la Cina fosse stata molto più aperta e se gli Usa si fossero fidati è possibile che alla fine questa epidemia sarebbe stata contenuta come avvenne con la Sars, quando da parte della Cina c'era una grande apertura e in Occidente un allarme totale".

Cosa può fare adesso il gigante asiatico? "I cinesi devono migliorare le condizioni politiche e sociali - conclude - Devono aprire a un vero dialogo politico con gli Stati Uniti. E' finito il modello di gestione della Cina che si era creato con Nixon. E' finito il tempo del gioco delle parti. Bisogna affrontare i problemi per quelli che sono e il problema dei problemi è la questione politica".