"Situazione difficilmente ricomponibile"

Alessandro De Angelis

"A questo punto la situazione è difficilmente ricomponibile". Adesso, racconta chi ha parlato con lui, tutti i ragionamenti di Salvini sono sul "come" si consumerà la rottura, non più sul "se". Perché si è innescata una dinamica per cui "è difficile tornare indietro. Qualcosa è cambiato davvero se, da ieri, la frase più ripetuta dal leader leghista nelle conversazioni private è: "Ne ho davvero piene le p....". "Fuori di testa" dalla rabbia, così lo descrivono i suoi, perché il sentimento è uguale e contrario alla convinzione, fin qui inscalfibile, che alla fine tutto fosse recuperabile in nome dei rapporti umani.

E invece la settimana di passione del governo, iniziata con la rivolta, lasciata trapelare ad arte, dello Stato Maggiore della Difesa sulla sua circolare che chiude i porti, proseguita con la tensione sui "prefetti", terminata col calvario del caso Siri ha segnato la metamorfosi dell'amore in odio. Il salto di qualità della vicenda di Siri è evidente. Prima il ritiro delle deleghe come atto unilaterale. Poi la notizia che il figlio di Arata è stato assunto da Giorgetti a palazzo Chigi, entrata nel discorso pubblico dei Cinque Stelle come una macchia di immoralità su cui curvare la campagna elettorale. È questa modalità della "guerra" che dice tutto, con l'ombra del "dossieraggio" che avvolge ormai i rapporti: notizie sugli staff che vengono passate ai giornali da "manine", vite setacciate per diventare informazioni per colpire duro, con l'obiettivo di demolire la credibilità dell'alleato diventato nemico. È stato un crescendo in queste settimane. "Salvini che non lavora", "Salvini che va a braccetto coi nazisti in Europa", ora "Salvini e suoi che assumono i figli degli indagati".

Mai si era visto, nell'era gialloverde, un day after quasi peggiore del giorno prima, senza spiegazioni, senza soluzioni, con una drammatizzazione delle ostilità. È una situazione surreale, in cui Siri resta lì ma senza deleghe, Di Maio accusa Salvini...

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