Slitta ancora la riforma del Csm che ferma le porte girevoli per le toghe

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(Photo: ROBERTO MONALDO via Getty Images)
(Photo: ROBERTO MONALDO via Getty Images)

La variante Omicron investe anche la riforma del Csm. E così Marta Cartabia non potrà mantenere la promessa fatta la settimana scorsa ai partiti. “La riforma in Consiglio dei ministri entro Natale”, aveva assicurato la Guardasigilli durante il secondo giro di incontri con le forze politiche. Da via Arenula spiegano che la ministra ha chiesto con forza di portare a casa almeno questo importante step. Gli emendamenti - che fino a sabato scorso non aveva visto nessuno, né i partiti, né l’Anm - sarebbero pronti e nelle mani di palazzo Chigi. Che deve stabilire il calendario. Quando a Natale mancano tre giorni, però, le priorità del governo, in vista del cdm di domani, sono altre: ci sono i contagi che aumentano, la variante Omicron che non fa dormire sonni tranquilli, le misure di contenimento - quali che siano - da prendere. E così lo slittamento è ormai nelle cose.

Lo aveva adombrato già durante la conferenza stampa di fine anno Mario Draghi, quando rispondendo a una domanda ha affermato: “Più che un problema di credibilità c’è un problema di riforma del Csm che può portare a una sua credibilità diversa. Il meccanismo di elezione del Csm verrà cambiato certamente. Non credo che riusciremo a farlo domani”. Da via Arenula ancora sperano che prima della fine dell’anno la tanto sospirata terza gamba delle riforme della giustizia possa arrivare davanti a tutti i ministri. Ma ormai è pressoché impossibile.

E così il confronto nell’esecutivo sul testo - che si annuncia già ‘non blindato’ - potrebbe arrivare non prima di gennaio. Il tutto, mentre la scadenza di questa consiliatura si avvicina. Per il rinnovo di Palazzo dei Marescialli si voterà a settembre e certamente, dopo lo scandalo Palamara, utilizzare il vecchio sistema elettorale sarebbe il colpo di grazia alla credibilità della magistratura.

L’idea della ministra è quella di creare un sistema maggioritario con collegi binominali, corretto con un meccanismo tipico del proporzionale: quello del miglior terzo. Sarebbe, racconta chi ha parlato con la ministra, un modo per arginare lo strapotere delle correnti e il rischio - paventato dalle correnti stesse - di bipolarismo. L’idea non piace tanto a Lega e Forza Italia, che spingono per il sorteggio temperato. I due partiti, però, potrebbero digerire il boccone amaro se - come pare - la ministra andrà loro incontro sulle porte girevoli. Sia il Carroccio che gli Azzurri, infatti, spingono perché alle toghe che scendono in politica siano chiuse per sempre le porte della magistratura. Un’idea, questa, sostenuta anche dai 5 stelle e presente nel ddl Bonafede. La settimana scorsa per perorare la causa è sceso in campo direttamente Conte: “Se un magistrato viene eletto poi non torna nelle aule dei tribunali. Si confermi l’impianto della Bonafede sul Csm”, ha scritto su Twitter.

Inizialmente la ministra propendeva per una soluzione mediana, che piaceva molto al Pd: disincentivare l’approdo delle toghe in politica, ma non precludere del tutto il ritorno al loro lavoro. Nei giorni scorsi, però, ha valutato l’opzione più estrema: lo stop completo alle porte girevoli. Questa prospettiva accontenterebbe i partiti dubbiosi sul sistema elettorale, e farebbe deporre le armi ai pentastellati, però secondo l’Anm potrebbe essere problematica: “Si pone in palese frizione con la norma costituzionale dell’articolo 51 della Costituzione che assicura a chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive di conservare ‘il suo posto di lavoro”, ha detto Salvatore Casciaro, segretario generale del sindacato delle toghe. Sul problema costituzionale è tornato Draghi oggi: ”È un fenomeno che non possiamo apprezzare ma c’è un dettato costituzionale che va rispettato”, ha aggiunto sottolineando. Secondo il premier è necessario arrivare a un equilibrio. Difficile che lo si trovi, però, se non si va avanti con i lavori.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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