Lo smemorato di Codogno: perde la memoria e crede di essere nel 2001

Memoria

Sono passati quasi 90 anni da quando, negli anni ’20 del Novecento, il caso dello smemorato di Collegno — un uomo riapparso misteriosamente senza memoria e forse precedentemente disperso in guerra — fece molto scalpore nell’opinione pubblica italiana, entrando nell’immaginario collettivo del nostro paese. Oggi il caso di un altro smemorato, che ironia della sorte viene da Codogno, nei pressi di Lodi, fa parlare di sé.

L’uomo, un medico di nome Pierdante Piccioni, a seguito di un brutto incidente stradale è rimasto in coma per otto ore, e al suo risveglio lo attendeva un “buco” — come lui stesso lo chiama — di ben 11 anni e mezzo. Questo il lasso di tempo che intercorre infatti tra il 31 maggio 2013, data dell’incidente, e il 25 ottobre 2001, ovvero il giorno in cui l’uomo, al suo risveglio, era convinto di trovarsi.

Quando tutto ha avuto inizio Piccioni si stava recando al lavoro in macchina, dalla sua casa di Pavia, e nei pressi di Lodi, sulla tangenziale, ha avuto un incidente. Uscito da alcune ore di coma era convinto di trovarsi nell’ottobre 2001, per la precisione il giorno 25, compleanno del suo figlio più piccolo. Che nel frattempo non aveva più 8 anni e gli appariva, insieme all’altro e alla moglie, del tutto irriconoscibile. “Erano tutti invecchiati”, racconta a Repubblica, “mia moglie aveva capelli di un colore diverso e le rughe. I due ragazzi ormai grandi, con la barba. Io avevo due ragazzini di 8 e 11 anni, chi erano questi?”.

E non solo amici e parenti apparivano del tutto differenti; anche e soprattutto il mondo esterno era ormai mutato irreversibilmente. Consideriamo infatti che alla data ultima della quale Piccioni ha ancora memoria vigeva ancora la Lira, il presidente degli USA era ancora George W. Bush, il pontefice ancora Wojtyla, internet ben distante dall’aspetto che ha oggi, gli smartphone solo un lontano futuro. L’uomo ha dovuto riambientarsi in un’epoca molto differente, imparando a maneggiare l’euro, Facebook, Twitter, Google, e tecnologie che non aveva mai visto prima. O almeno, che non ricordava di aver visto.

Nello spaesamento della singolare vicenda, Piccioni si è ritrovato inoltre con un aspetto fisico differente da quello che ricordava, e ha scoperto che sua madre era morta 3 anni prima. Uscito dal coma, il medico ha anche saputo di essere diventato, nel frattempo, medico primario nel 2007 e professore a contratto. Ma è stato affidato proprio a colleghi neuropsicologi e neuroradiologi, che per mesi lo hanno sottoposto a costanti analisi per vedere se erano presenti lesioni e danni permanenti alla memoria. Si è così rimesso a studiare, anche grazie a internet, aggiornandosi sui progressi che in quegli anni avevano fatto le cure di molte malattie.







A casa lo ha confortato prima di tutto l’aiuto della famiglia, con cui ha ripercorso molti momenti vissuti e oggi dimenticati, e soprattutto quello della moglie, psicologa dell’evoluzione, che è stato indispensabile anche per imparare a gestire la diffidenza con cui amici e colleghi di un tempo lo guardavano, e l’umiliazione di sentirsi discriminato e anormale. Gli è stata proposta una pensione di invalidità, che ha tuttavia rifiutato, e oggi Piccioni è nuovamente in sella: dall’1 febbraio è tornato primario di pronto soccorso, e dichiara di essere diventato molto più attento ai pazienti: “Saluto, ascolto, mi prendo cura”, dice, “sono stato dall’altra parte”.

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