Sofia Ventura: "Salvini è un cavallo zoppo, Meloni ha la zavorra del fascismo"

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Frome left to right: Giorgia Meloni, Enrico Michetti, Matteo Salvini during the News Center-right leaders united for Enrico Michetti. on October 13, 2021 at the Hadrian's temple in Rome, Italy (Photo by Gloria Imbrogno/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
Frome left to right: Giorgia Meloni, Enrico Michetti, Matteo Salvini during the News Center-right leaders united for Enrico Michetti. on October 13, 2021 at the Hadrian's temple in Rome, Italy (Photo by Gloria Imbrogno/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)

“Le tendenze erano previste, ma un distacco di questa ampiezza a Roma no. Il centrodestra ha schierato candidati debolissimi per l’assenza di una classe dirigente all’altezza. Ma mentre la crisi di Salvini è cominciata dal Papeete, Meloni ha vissuto un momento d’oro dovuto alla buona stampa e alla sua funzione anti-salviniana cavalcata dal Pd”. La politologa Sofia Ventura analizza per Huffpost il flop elettorale di Michetti, e le ricadute sulla sua principale sponsor, la leader di FdI. Che da Re Mida dei consensi, si è infranta contro il Campidoglio: “Con queste amministrative si è capito che Salvini è un cavallo zoppo e ci si è preoccupati tardivamente della Meloni. Mentre ammiccamenti al fascismo dentro FdI e Lega esistevano già da tempo. Per lei l’ombra del fascismo è una zavorra, ma superarla è un passo difficilissimo da compiere”.

Le prime tendenze per il Campidoglio, poco dopo le 15, vedono il candidato meloniano Michetti quasi venti punti sotto Gualtieri. Più che uno stacco, un abisso, se si confermerà. Se lo aspettava?

Che le tendenze fossero in questa direzione si sapeva. Ma nessuno si aspettava questa ampiezza. Se i numeri saranno questi, il centrodestra dovrà avviare una riflessione profonda.

Roma, su cui si erano concentrate attese e speranze del centrodestra, verso il diluvio. E prima Milano persa secca - con Bernardo voluto da Salvini e sonoramente respinto - insieme a Napoli e Bologna. Proviamo a riavvolgere il nastro di queste amministrative. Meno di due mesi fa Meloni e Salvini sembravano i padroni del mondo, sul piano dei voti, e invece. Che cosa è successo?

Queste amministrative hanno rivelato un fattore importante: Lega e Fdi non hanno una classe dirigente all’altezza né sono in grado di attrarne. Salvo eccezioni, i candidati sono stati disastrosi per la mancanza di personale politico adeguato. E’ la principale spiegazione di un risultato così deludente: la scelta di nomi debolissimi.

Il pediatra-gaffeur con la pistola imposto da Salvini. Il tribuno radiofonico Michetti prontamente ribattezzato “l cavallo d Caligola di Giorgia”. La scelta dei candidati è stata residuale, frutto avvelenato di veti reciproci. Colpa della “hubris” da sondaggi?

Sì, il gioco competitivo tra Meloni e Salvini ha pesato in modo fortissimo. Erano talmente presi dal problema della rispettiva popolarità e del proprio peso nel centrodestra che il tema delle elezioni è stato completamente travolto.

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Servirebbe un’analisi dei flussi per capire se l’elettorato moderato è stato a casa. Io però ho un’altra idea. Mentre Salvini era precipitato nei consensi già da un bel pezzo, direi a partire dalla crisi del Papeete, il caso Meloni è diverso. Ha approfittato moltissimo della crisi del leader leghista. E’ apparsa – dall’opposizione - più ragionevole meno aggressiva e più elaborata su alcuni temi del covid.

E allora, cosa è cambiato nella percezione della Meloni da parte degli elettori?

E’ semplice: ha smesso di godere di buona stampa. E’ cambiato il mainstream mediatico. Vede, Meloni ha scritto un libro a tratti inquietante e tutti parlano solo del lato pop e dell’infanzia triste. Tv e grandi giornali hanno creano un personaggio che tranquillizza i moderati. Meloni ha goduto di un momento d’oro dovuto alla logica dei media e alla sua funzione anti-salviniana, su cui il Pd ha giocato parecchio.

Quando si è rotto il meccanismo?

Con le amministrative si è capito che Salvini è un cavallo zoppo e ci si è preoccupati tardivamente della Meloni.

Di mezzo, però, ci sono ammiccamenti ai “para-nazisti”, inni a Hitler, fascisti orgogliosi, fino all’assalto alla sede della Cgil organizzato da esponenti di Forza Nuova. Non hanno contato nulla?

L’assalto alla Cgil è di una gravità inaudita. Ma saluti romani, cene per festeggiare la marcia su Roma e affermazioni discutibili trovano casa da tempo sia nella Lega che in FdI. Come mai non sono stati presi sul serio prima?

Crede anche lei alla tesi del complotto?

No, sono strutturalmente avulsa da questo tipo di teoremi. Vedo grande superficialità, tatticismo da due soldi, povertà di idee nel centrosinistra, fino a questa scoperta da verginelli e pure in ritardo.

Nel tracollo dei sovranisti, non ha avuto un ruolo il volersi testardamente intestare il movimento No Green Pass, proprio mentre grazie ai vaccini l’Italia riapre e l’economia riparte?

Questo è verissimo, ho partecipato a un gruppo di studio internazionale e nessun partito sovranista è riuscito a sfruttare elettoralmente la pandemia. Lega e FdI hanno voluto cavalcare la dimensione anti-sistema, ma non ha funzionato: alla fine la gente ha più paura del covid che degli sbarchi a Lampedusa. Il mondo No Vax è uno zoccolo duro ma numericamente piccolo.

A conti fatti, per Meloni l’ombra lunga e nera del fascismo è una comfort zone o una zavorra?

E’ chiaramente una zavorra, un handicap che la confina nel 20% oltre cui non riesce ad andare. E la rende inadatta a governare, come pensano molti e come ha detto di sfuggita anche Berlusconi. Il problema è se Meloni sarà capace di essere qualcosa di diverso, di fare un salto. Ho la percezione fortissima che lei si senta parte di un mondo alternativo al mainstream politico-culturale.

Quale mondo alternativo può esistere nel 2021? E a cosa?

Meloni non appartiene al contesto dominante liberal-democratico, che ritiene porti con sé una menzogna da cui si sente soffocata. Si è sempre sentita “altro da”, parte di un mondo separato e non legittimato. Il vero problema per lei è che dovrebbe riconoscere una cultura politica che non le appartiene, e questo passo le riesce difficilissimo. Per questo rimuove il fascismo.

Secondo lei, Meloni e Salvini dovevano essere in piazza sabato con i sindacati contro il fascismo? O era chiedere troppo?

E’ difficile rispondere. Era una piazza antifascista, ma era anche altre cose. Anche Calenda ha espresso critiche.

La risposta è facile: lui può permetterselo.

Basterebbe che Meloni dicesse qualcosa in più che togliesse ogni dubbio. Poi può benissimo sostenere che in quella manifestazione c’erano elementi di parte. Se ci fosse andata sarebbe suonato strano: non si passa da zero a mille così. Certo però, due paroline in più sul fascismo poteva dirle.

Tipo: votiamo sì alla mozione per sciogliere Forza Nuova?

Sì. Non servirebbe a nulla scioglierla, ma è giusto dirlo. Meloni ha parlato di “orrore nazifascista” a proposito del rastrellamento nel ghetto di Roma, ed è un passo avanti. E’ un tema per lei molto complicato.

Lega e FdI escono con le ossa rotte da questo voto autunnale. A febbraio potrebbero decidere che è meglio dire basta?

Vediamo. Sono in crisi, certo, ma hanno ancora il 40% dei voti. Non credo però al voto anticipato: Meloni ci gioca, è anche il suo ruolo; ma dubito che Salvini farà saltare il governo. Perderebbe mezzo partito e tutto il Lombardo-Veneto. Sarebbe la sua fine, e lo sa.

Ultima domanda: perché, secondo lei, Berlusconi e Forza Italia – il sedicente centrodestra liberale e moderato – sul fascismo non si sono smarcati?

Quel che resta di Fi oscilla tra posizioni contraddittorie. E’ un partito morente che cerca spazio a volte all’insegna del liberalismo e altre inseguendo i due principali partiti del centrodestra. Quella sulla mozione mi è sembrata una scelta tattica.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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