Soi, facili ma non troppo: sempre cautela con le lenti a contatto

Mpd

Roma, 23 nov. (askanews) - Per molti soggetti ametropi, si tratta di un piccolo miracolo quotidiano: applicare le lenti a contatto, tornare a vedere e non sentirle più dopo pochi minuti. È bene però ricordare che le lenti a contatto sono un mezzo protesico che produce modifiche molto rilevanti della superficie oculare. Per questa ragione, i portatori di lenti a contatto dovrebbero seguire alcune semplici regole per minimizzare i gravi rischi per gli occhi collegati a un uso inappropriato di queste protesi. La prima raccomandazione - spiega il Prof. Pasquale Troiano, Direttore Unità Operativa Complessa di Oculistica - Ospedale Fatebenefratelli di Erba e Consigliere SOI nonché Presidente del Comitato Tecnico Scientifico SOI - per chi vuole portare lenti a contatto è di sottoporsi a una visita medica oculistica di idoneità presso un medico specialista in oculistica. Affidarsi solo a figure tecnico-commerciali che non hanno alcuna competenza sulla salute dell'apparato visivo è estremamente pericoloso. La visita del medico oculista ha l'obiettivo di verificare se le caratteristiche sistemiche e locali dell'apparato visivo del candidato all'uso di lenti a contatto è compatibile con le necessità di correzione richieste. Sulla base di questi elementi il medico oculista - continua Troiano - potrà indicare il tipo di lente a contatto più adatta, la metodica di manutenzione indicata e il tipo di utilizzo più idoneo. Nel documento di informazione e consenso - che solo il medico oculista può fornire al paziente - il portatore di lenti a contatto troverà tutti i dettagli sull'uso corretto di queste protesi. Per esempio, se un soggetto ha la necessità di utilizzare lenti a contatto durante le ore del sonno, è assolutamente necessario inquadrare il paziente anche sul piano della salute generale".

Quando le palpebre sono chiuse, spiega l'esperto, il rifornimento di ossigeno alla superficie oculare è garantito dalla ricche rete vascolare della congiuntiva palpebrale superiore. I soggetti anemici, diabetici, fumatori hanno una concentrazione di ossigeno circolante molto ridotta e questo causa grave ipossia corneale se viene introdotta una lente a contatto durante il sonno.

"La lente a contatto morbida è certamente - spiega Troiano - la lente a contatto preferibile nella stragrande maggioranza dei casi. La lente rigida è riservata ai casi in cui la morbida per motivi tecnico-strutturali risulterebbe inadeguata: l'esempio classico è l'occhio con cheratocono evoluto, cioè una deformazione della cornea tale non poter essere corretta da una lente morbida. Le tipologie di lenti morbide si differenziano poi per la durata: possono infatti essere a ricambio giornaliero, settimanale, quindicinale, mensile e trimestrale. E' sconsigliato utilizzare lenti a contatto con ricambio superiore a tre mesi e ancora più sconsigliato è prolungare l'utilizzo delle stesse lenti a contatto oltre il tempo per cui sono indicate. Le lenti morbide, a lungo andare, diventano un ricettacolo di germi, per quanto sia accurata la manutenzione fatta. Più rapido è il ricambio più sicura è la lente!".