Soleimani, Gen. Arpino: "Presenza italiana in Iraq aiuta a stabilizzare"

webinfo@adnkronos.com

"Sta accadendo quello che doveva accadere... Certo l'uccisione di Soleimani farà irritare parecchio gli iraniani e darà più forza ai Pasdaran: fino a oggi si era in una situazione di stallo, ora l'ayatollah Rohani dovrà piegarsi. D'altra parte, Trump si trova in una situazione particolare, sotto impeachment, e più le cose sono complicate all'estero, più riesce a liberarsi sul fronte interno". A parlare all'Adnkronos è il generale Mario Arpino, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, che, durante la Guerra del Golfo, è stato Capo dell'Unità di Coordinamento Aereo di Riyadh, in Arabia Saudita. Secondo Arpino, peraltro, a prescindere da tutto, "Trump qualcosa dovrà fare, una certa forza la dovrà dimostrare anche lui". Anche perché, ricorda, "l'episodio dell'ambasciata circondata ha un precedente: avvenne in Iran molti anni fa e a Carter costò la rielezione alla presidenza".  

Arpino non crede comunque a una guerra imminente: "Situazioni di pericolo non ne vedo. Qualche dispetto, sì, come, da parte dell'Iran, l'aumento della produzione di uranio arricchito. Ma su questo fronte il 'compito di custodia' gli Usa lo hanno affidato a Israele: è vero che l'Iran in un anno potrebbe produrre abbastanza uranio per avere l'atomica, ma gli israeliani non glielo permetteranno, e lo impediranno senza scatenare una guerra".  

Secondo l'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, invece, "non dovrebbero esserci ripercussioni per i militari italiani" di stanza in Iraq, che peraltro hanno un compito soprattutto addestrativo. "Sicuramente non riduzioni - precisa -, perché, a numeri limite, diventerebbero pericolose". Anzi, sottolinea, i nostri militari potrebbero avere un ruolo positivo: "Gli italiani potrebbero essere stabilizzatori, olio sull'acqua agitata", sottolinea Arpino.