Solo 2% giovani ha stile di vita sano, appello esperti: cambiare passo

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Roma, 10 mag. (askanews) - Solo il 2% dei giovani europei e nordamericani al di sotto dei 30 anni ha uno stile di vita "sano", ossia svolge attività fisica per almeno un'ora al giorno, consuma frutta e verdura quotidianamente, trascorre meno di 2 ore al giorno davanti agli schermi e si astiene da alcol e tabacco. Un dato che crea le condizioni per una vera e propria pandemia senza precedenti di malattie croniche non trasmissibili (cardiovascolari, tumori, diabete, obesità), dette anche "malattie dello stile di vita", responsabili ogni anno del 70% delle morti premature e di assorbire la maggior parte delle risorse economiche dei servizi sanitari. Molte di queste malattie iniziano in età pediatrica, anche se non sempre hanno un esordio nell'infanzia, e possono essere prevenute con l'adozione precoce di sani stili di vita.

Partendo da questi presupposti, il Dipartimento Salute Donna e Bambino dell'Università di Padova, con l'egida della Società Italiana di Pediatria, ha pubblicato sulla rivista Frontiers in Pediatrics un documento intitolato la "Salute dei Giovani e Stili di Vita: la Carta di Padova", rivolto a genitori medici, pediatri, educatori, insegnanti, che riporta le informazioni scientifiche disponibili sul ruolo degli stili di vita nei bambini e negli adolescenti e i consigli per favorire corrette abitudini in età precoce. Salute nutrizionale, cardiovascolare, respiratoria e mentale: sono le aree in cui è articolata la Carta di Padova.

"Investire sulla salute dei giovani, sin dall'età pediatrica, è una priorità globale per garantire la salute in età adulta e prevenire alcune patologie per le quali non esistono cure intese come risoluzione del problema, ma solo terapie per rallentare i sintomi e controllare la progressione. Molto è stato fatto, ma molto occorre ancora fare se si considera che in Italia circa il 20% dei bambini è in sovrappeso e il 10% è obeso", afferma Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria.

"Non meno preoccupante è il fatto che 1 giovane su 4 non pratichi alcuna attività sportiva, che il 60% dei bambini abbia il primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni, che il 20-25% dei giovani fumi e che l'uso delle sigarette elettroniche sia aumentato vertiginosamente anche tra coloro che non avevano mai fumato", aggiunge il Prof Eugenio Baraldi, (Dipartimento Salute Donna e Bambino, Università di Padova) co-autore del documento. "Non dimentichiamo- sottolinea- che i principali fattori di rischio modificabili per lo sviluppo di queste malattie croniche sono l'inattività fisica, un'alimentazione inadeguata, il fumo, l'alcol, la sedentarietà, il sovrappeso e l'eccessivo screen-time".

"C'è una dimensione strettamente non sanitaria del concetto di salute che comunque va recuperata e posta a sfondo di questa iniziativa", sottolinea poi il prof. Giorgio Perilongo (Dipartimento Salute Donna e Bambino, Università di Padova) co-Autore del lavoro. "La salute è un bene collettivo che è alla base del benessere personale e sociale. Riscoprirla come un diritto fondamentale dell'umanità vuol dire arricchire gli sforzi per promuoverla di elementi valoriali. Salute e ambiente sono un binomio imprescindibile, specie se si considera che la salute è creata e vissuta negli ambienti dove le persone vivono ogni giorno, dove studiano, lavorano, giocano, amano (OMS 1986). Ma c'è dell'altro; in quest'epoca di ripresa della vita dopo i mesi terribili della pandemia operare per la salute vuol dire costruire una nuova identità comunitaria, creare un volano per un recupero della coesione sociale e per l'affermarsi di relazioni di reciprocità".

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