Solo Berlusconi e Letta possono salvare Draghi (e l'Italia)

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Letta/Berlusconi (Photo: ANSA)
Letta/Berlusconi (Photo: ANSA)

Due persone possono salvare il Paese dal disastro di sottrarre il Quirinale a Mario Draghi, con la conseguenza di sottrargli anche il governo, in poche settimane o al massimo in un anno, e di manifestare al mondo che finalmente ci dà credito, e ai creditori che ce ne hanno dato, sintomi di ubriachezza molesta: quella di un Paese capace di liberarsi del suo uomo più prestigioso e stimato, e di suicidarsi in allegria. Le due persone sono Silvio Berlusconi ed Enrico Letta.

Il monarca di Forza Italia dovrebbe farsi da parte e alla svelta: dovrebbe farlo domattina, meglio stasera. Le ragioni sono molte, già abbiamo provato a elencarne alcune, ma in definitiva la ragione è una soltanto: la sua candidatura sostenuta dall’intero centrodestra esclude automaticamente la candidatura di Draghi, destinata a successo se accolta subito e ad ampia maggioranza. Berlusconi ha tutto il diritto di sentirsi migliore di Draghi, più bello più ricco più colto più intelligente più adeguato più charmant: del resto nella sua testa nessuno gli tiene testa, ma sarebbe un atto di lucidità riconoscere l’attuale scarsa condivisione del giudizio. Il mondo che finalmente ci dà credito e i creditori che ce ne hanno dato ritengono Draghi una garanzia e Berlusconi no, e se Berlusconi continua a considerare l’Italia il Paese che ama, come proclamò nella celebre videocassetta di ventinove anni fa, ha il dovere di ammettere che, per il bene dell’Italia, e contro ogni berlusconiana evidenza, Draghi non è semplicemente la soluzione più giusta, ma la soluzione unica. Mettiamola così: Berlusconi ha pochissime chance di spuntarla, spese al prezzo di eliminare Draghi, e se anche le pochissime chance si rivelassero vincenti ci ritroveremmo con Berlusconi al Quirinale, Meloni e Salvini a disputarsi Palazzo Chigi, e i famosi e famelici mercati coi denti aguzzi e il tovagliolo al collo. In uno slancio finale di intelligenza e furbizia, Berlusconi dovrebbe farsi da parte, candidare Draghi e intestarselo, cioè intestarsi la salvezza del Paese come, scegliendo Draghi per la Bce, si è intestato la partecipazione alla salvezza dell’Ue.

Il segretario del Pd, in un’intervista di oggi a Repubblica, si è dimostrato il più saggio per distacco. Traduco e sintetizzo per i meno introdotti nell’esoterismo del linguaggio politico: ok a Draghi al Quirinale, ma contemporaneamente troviamo il nome di un nuovo presidente del Consiglio e arriviamo in fondo alla legislatura per non rischiare con il Pnrr. Impeccabile. Ma finché Berlusconi si impunta, ogni tattica è sterile. Però se Draghi salta, a Letta resta un’ultima grande carta da calare sul tavolo: proporlo immediatamente come candidato premier del Pd dopo le Politiche dell’anno prossimo (o più probabilmente dei prossimi mesi). Avrebbe l’uomo giusto per annettersi l’intero centro, battere la destra tendenza sovranista e soprattutto per consegnare al mondo l’idea che non tutta l’Italia si è bevuta il cervello, e ci si può scommettere sopra ancora un quattrino.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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