Solo dentro la stanza e tutto il mondo fuori

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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03/12/2020 Roma, Palazzo Chigi, conferenza stampa di Giuseppe Conte sull'ultimo DPCM sulle restrizioni previste per le feste natalizie (Photo: Casasoli pool / AGF)
03/12/2020 Roma, Palazzo Chigi, conferenza stampa di Giuseppe Conte sull'ultimo DPCM sulle restrizioni previste per le feste natalizie (Photo: Casasoli pool / AGF)

Ecco, c’è sempre un particolare, un dettaglio, una frase o un’omissione che disvela il tutto, regola aurea di questo mestiere. Ciò che Conte evita di pronunciare è la parola più cruda, la più brutta, la più indigeribile. La parola: “morti”, nel giorno in cui si è raggiunto il picco, sin dall’inizio della pandemia e il numero dei decessi sfiora quota mille. E, a voler essere puntigliosi, in questa macabra (ma veritiera) contabilità si raggiunge così il numero di 58mila.

È vero, si rischia di fare lo stesso pezzo, col racconto della stessa postura, dello stesso stile, dello stesso atteggiamento nel presentare l’ennesimo dpcm. Però proprio tale monotonia è un elemento del racconto, eternamente uguale a se stesso a dispetto del divenire reale. Il racconto di chi non riesce a liberarsi di un impianto ottimistico, neanche per spiegare sacrifici piuttosto duri: un Natale chiuso, solitario, silenzioso, con i dati del Pil legato alle festività, destinati a precipitare come in un’economia di guerra. Diciamolo, un Natale bruttissimo, digeribile solo perché quei numeri e quella parola impongono rigore e sacrifici. Chiunque con lo spirito del buon padre di famiglia, non chissà quale statista, con questi dati avrebbe fatto appello all’italica comprensione perché signori miei, siamo tutti adulti e consapevoli, e la medicina è amara, ma è la medicina.

E invece l’atteggiamento del premier è quello di indorare la pillola ad un paese sempre più stanco, piegato, adesso sì davvero timoroso di non farcela, in cui da tempo nessuno canta più e l’eroismo collettivo del primo lockdown ha ceduto il posto a una certa malcelata e comprensibile insofferenza, verso la situazione oggettiva e verso chi è chiamato a gestirla. Perché il mondo lì fuori è profondam...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.