Sono almeno 20 i morti nelle proteste dei musulmani in India

C'e' anche un bimbo di 8 anni tra le vittime negli ultimi scontri in India tra manifestanti e polizia, scontri collegati alle proteste contro la nuova legge sulla cittadinanza voluta dal premier, Narendra Modi, e ritenuta discriminatoria nei confronti dei musulmani.

E intanto il bilancio complessivo dei morti continua a salire: almeno 20, cinque solo nelle ultime ore nello Stato dell'Uttar Pradesh. Quattro sono stati feriti da colpi d'arma da fuoco sparati quando le proteste sono diventate disordini. Il ragazzino è invece morto travolto da una calca durante una manifestazione nella città santa di Varanasi. 

Cosa prevedono le nuove norme

Il controverso emendamento alla legge sulla cittadinanza approvato la scorsa settimana dal Parlamento vuole regolarizzare gli immigrati provenienti dai vicini Afghanistan, Pakistan e Bangladesh, arrivati nel Paese prima del 31 dicembre 2014 e che appartengono alle religioni indù, sikh e buddista, Jain, parsi e cristiana. Rimangono dunque esclusi i musulmani.

Il governo dell'India, una nazione che non ha un regolamento specifico per i rifugiati, ha giustificato la legge con la necessità di concedere asilo alle minoranze perseguitate nei loro Paesi di origine. Tuttavia, il testo, promosso dal governo del partito nazionalista indù BJP, è stato molto criticato perché va contro lo spirito secolare dell'India, facendo della religione un fattore per ottenere la cittadinanza. L'accusa - ovviamente respinta - che è il premier Narendra Modi voglia rimodellare l'India come nazione indù.