Alta tensione nel governo

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Giorni di fuoco per l'allenza giallo-verde. Dopo l'ultimo scontro sul decreto Sicurezza Bis, le strade di Lega e Movimento Cinque Stelle si dividono ancora una volta, ora in Europa. Il vicepremier Matteo Salvini non ha preso bene il voto che il partito di Luigi Di Maio ha dato a Ursula Von Der Leyen come presidente della Commissione europea e lo ha accusato con un tweet di "governare col Pd".  

Il leader del Carroccio, all'uscita dall'incontro del Consiglio dell'Unione Europea a Helsinki, ha poi annunciato: "Domani non vado al Consiglio dei ministri e neanche al vertice sulle autonomie, ci sono tanti altri validi leghisti". "Quando si approssima il venerdì - ha aggiunto - è un giorno importante, perché ci sono i figli. Il venerdì è dedicato ai figli e non a Di Maio". 

"Le teorie di Di Maio qua in Finlandia arrivano lontano - ha continuato - noi abbiamo preso atto della svolta storica di Di Maio, con Renzi, Macron e Berlusconi, non so se gli italiani siano contenti del vecchio che ritorna, noi vogliamo lavorare ma il no quotidiano non aiuta". Sulla possibilità di tornare a votare, ha detto: "Il voto a settembre? Una domanda da fare ad altri, perché non sceglie per fortuna, Matteo Salvini. C'è un presidente della Repubblica che fortunatamente che è garante del fatto che questo rimanga un paese democratico". 

"Un giorno è Di Maio, un giorno è Conte, un giorno Fico, noi andiamo avanti sui fatti, lascio a Di Maio i suoi sfoghi", ha detto ancora Salvini: "Governare con chi ti insulta è strano, per un anno è stato positivo". "Quando parlo di mancanza di fiducia è a questo che mi riferisco", aggiunge Salvini. "Quando sono capitate queste cose a amici dei 5 Stelle io non sono mai entrato nel merito", ha sottolineato il ministro dell'Interno, riferendosi al caso Moscopoli. "Quando hanno toccato qualcuno diretto, qualche fratello, qualche amico, qualche padre, non mi son permesso di dire mezza parola, sarebbe carino che quelli che governano con me si fidassero di me, quando dico che non abbiamo mai visto una lira". 

Poi sulla possibilità che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte convochi le parti sociali ha assicurato: "Io andrò, certo, le parti sociali le abbiamo già ascoltate, fa bene a riconvocarle, più idee utili per il paese arrivano meglio è". "Mi piace l'idea di aver riaperto il fronte", ha aggiunto. 

Quanto all'intervista di Conte di oggi dove parlava di tradimenti non l'ho apprezzata", ha commentato riferendosi al fatto che avrebbe danneggiato l'Italia: "Gli auguro di essere fortunati a Conte e Di Maio, non vedo la Merkel e Macron che fanno interesse italiano". E sulle voci che lo vorrebbero in riavvicinamento con Berlusconi, il leader del Carroccio ha detto: "Non ho nostalgia per il passato, ringrazio Berlusconi e Putin che confermano il fatto che non abbiamo preso soldi dalla Russia, io guardo al futuro, ma se il presente è costellato di no e insulti è difficile lavorare così". Rispondendo poi a una domanda sullo stato dei rapporti al governo, Salvini ha affermato: "Mancanza di fiducia, anche personale, io mi sono fidato per mesi e mesi". "Ricucire? Tutto è possibile, io speravo che dopo il 26 maggio si frenassero le polemiche", ha poi aggiunto e concluso: "Noi siamo gli ultimi ad essere attaccati alla poltrona, se ci dovessimo rendere conto che non si riesce a lavorare perché l'autonomia è ferma, le infrastrutture sono ferme, la riforma della giustizia, la flat tax... o le cose si fanno o non mi costringe il medico a fare il ministro".  

"Mi sembra chiaro ed evidente che qualche ministro dei Cinque Stelle non ha dato il massimo, non ha fatto tutto quello che poteva e doveva fare", ha concluso Salvini. "Dobbiamo fare la riforma della giustizia, autonomie, riforma fiscale, sblocco delle infrastrutture: se resta tutto bloccato cosa facciamo, cosa restiamo a fare", ha chiosato parlando delle prospettive di governo. "I tempi? Non ho scadenze come lo yogurt, ci si mette poco vedere se c'è buona volontà o meno, speravo che si tornasse a costruire". 

LA REPLICA - E' arrivata a stretto giro la replica di Luigi di Maio, in riunione con i suoi fedelissimi a Palazzo Chigi. “Il governo per noi va avanti - ha affermato il vicepremier 5 Stelle - perché siamo responsabili e leali, ma da quello che vedo la Lega vuole tornare con Berlusconi e se è così lo dica chiaramente, lo dica agli italiani. Dica la verità a chi gli ha dato il voto”. Durante la riunione Di Maio, a quanto si apprende, avrebbe manifestato il suo malessere con alcuni esponenti M5S considerati fedelissimi. “Siamo stati colpiti alle spalle - avrebbe detto Di Maio, raccontano alcuni presenti - le offese e le falsità dette nelle ultime 48 ore contro il M5S non hanno precedenti. Anche contro di me. Un mare di fake news solo per screditarci, quel che è accaduto è gravissimo”.  

COSA E' SUCCESSO - Lo scontro si è originato da una serie di tweet che il ministro dell'Interno ha indirizzato contro il suo alleato a 5 Stelle dopo il voto in Commissione europea. L'accusa quella di aver tradito il voto degli italiani, accordandosi con i leader europei e indirettamente anche con il Pd. "5Stelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles - ha scritto Salvini sul social - Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza..." 

La reazione di Di Maio è stata altrettanto accesa. In una diretta Facebook, il vicepremier ha accusato la Lega di creare volontariamente un clima di tensione per distogliere l'attenzione da Moscopoli. "Sono un po' stufo - queste le sue parole - Se la Lega vuol far cadere il governo lo dica chiaramente. Se non vuole più che questo governo vada avanti se ne prenda la responsabilità".  

Sul voto alla presidente della Commissione Ue si è difeso: "Il presidente Conte, prima di dare l'ok, ha chiamato sia me che Salvini, e per quanto non fossimo entusiasti sapevamo che quella era una posizione utile all'Italia perché ci avrebbe permesso di avere un portafoglio importante per aiutare le proprie imprese". "Poi cosa è successo? - concludeva - loro perché hanno detto no? Perché a un certo punto la Presidente della Commissione non ha più garantito che potesse essere un leghista a prendere la poltrona di commissario Ue. E così hanno deciso di non votare".